Finanza
Roventini si dimette Ora tocca ai 3 segretari
«Cecina non è pronta alle primarie». Poi accusa Valentini, Costagli e Biondo Il “dissidente” Imbroglia: «Il partito ha fatto campagna solo per alcuni»
CECINA. Il segretario del Pd cecinese Benedetto Roventini si è dimesso. Con lui il presidente dell’assemblea Giuseppe Mangano. E’ il primo esito del dibattito nell’assemblea (apertosi martedì sera), dibattito che sarà spalmato su più giorni. Con la possibilità che arrivino le dimissioni anche dei segretari dei tre circoli del Pd, compreso Nicola Imbroglia. Dimissioni di massa e vertici azzerati per il Pd locale? Sembra proprio che la strada sarà quella. Certo le dimissioni di Roventini, che arrivano prima che l’assemblea lieviti nei toni, fanno pensare che il segretario, che si ritira per “motivi personali e familiari”, come dice lui stesso, potrebbe aver giocato d’anticipo per evitare la sfiducia dell’assemblea in seguito al documento presentato dai quattro consiglieri comunali (Nicola imbroglia, Massimo Gentili, Barbara Suffredini e Luigi Valori). Risultato? Già nella seduta di stasera il Pd locale, che martedì ha chiuso la prima parte dell’assemblea in un clima già più disteso, è già pronto a ritrovare una sintesi delle ultime elezioni. Si procederà poi, senza fretta, all’elezione di nuovi dirigenti. Mentre, nel frattempo, un traghettatore potrebbe prendere le redini del partito. Ma procediamo con calma.
L’exploit. A inizio assemblea come consuetudine prende parola il segretario che invita ad un’analisi attenta e dolorosa. Ovviamente non per tutti sarà la stessa. Ma già Roventini inizia affermando che “non si può vivere di rendita” e che d’ora in poi “sarà il partito a doversi integrare con i cittadini e non il contrario”. Poi, di colpo, l’annuncio delle dimissioni. L’ex segretario afferma: «Cecina non è pronta per le primarie. Non vengono affrontate con la mentalità giusta. Ne è riprova il percorso di Valentini, arrivato alle primarie di centrosinistra con i renziani, presentatosi con Sel e che ha finito per appoggiare Barabino». Ma ce n’è anche per Emiliano Costagli. E Andrea Pierucci e per Luna Biondo.
La fronda. Inutile negare che le dimissioni di Roventini abbiano giovato al clima dell’assemblea. Gli interventi dei renziani si sono ammorbiditi rispetto all’aria che si respirava a inizio serata. Federico Orazzini, pur apprezzando le parole dell’ex segretario, punta il dito contro l’incapacità di comunicare il cambiamento fuori dal partito. «Nonostante sapevamo che l’avremmo pagata – afferma Orazzini – alcuni personaggi hanno voluto prestare il fianco alle critiche contro una politica autoreferenziale e che agisce senza rendere conto ai cittadini». Un altro firmatario del documento di sfiducia, che non è tesserato Pd ma che come renziano della prima ora ha avuto facoltà di parlare all’assemblea, Francesco Conti, ci va giù più pesante : «Tutto questo è successo perché Samuele ha deciso di fare il sindaco a fronte di una situazione livornese che gli andava sempre più stretta». Si parla di primarie mal gestite da Roventini e Meini. Per molti è anche “anacronistico che i riformisti a Cecina siano rappresentati da Valori”.
I pro Roventini. Ma non mancano molti interventi di solidarietà verso Roventini. Il presidente dell’assemblea Mangano chiede le dimissioni dei segretari dei tre circoli Pd per coerenza: «Non possiamo addossare tutte le colpe addosso al segretario. Inizio io, facendo un passo indietro. Il vicesindaco Carli parla di un partito locale schizofrenico che non è riuscito a comunicare come proprie le istanze di Renzi, anche se afferma che è stata più dura del previsto perché “li avevamo tutti contro, dal primo all’ultimo».
Il documento. Lo presenta Orazzini ma è Nicola Imbroglia, consigliere, a sviscerarlo. «Per me non ho mai chiesto poltrone o incarichi. Questo è solo un documento che ci invita a non campare di rendita per altri 5 anni. Il partito non può fare campagna elettorale per alcuni e per altri no. La frattura nasce ai tempi del caso Ghezzani e dalle conseguenti dimissioni di Meini. Siamo stati vicini ai cittadini solo dalle primarie in poi. Siamo davvero sicuri che questa possa chiamarsi vittoria? Vorrei fare una considerazione sui nostri alleati. Abbiamo vinto con 420 voti di scarto e loro ce ne hanno portati 800. Però la loro voce non è rappresentata in nessun modo.»
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