Attenzione
«E io torno a vendere le scarpe con mia moglie»
Politica - Le storie/2. L’ex sindaco di Castagneto Fabio Tinti ha aperto un secondo negozio a Bolgheri. Con una sua linea artigianale su misura
CASTAGNETO. C’è sempre una rinascita anche dopo una lunghissima esperienza politica come quella vissuta da Fabio Tinti, sindaco di Castagneto Carducci per due legislature (salì a palazzo civico a 39 anni) e “abituato” alle stanze del partito sin da ragazzino, quando il padre, Santi Tinti, prima di lui, aveva ricoperto almeno tre legislature come assessore, fino ai primi anni Novanta. Oggi il passaggio della fascia, una nuova vita che si apre, anche se come lui stesso ammette «commerciante ero e commerciante torno ad essere, con estrema serenità». Con la moglie Rosa, negli ultimi anni, ha anche intrapreso l’attività artigianale di creazione di calzature estive (sandali, zoccoli in legno e sughero) che creano e vendono nei tre punti vendita presenti nel comune: lo storico negozio di Donoratico, Marina di Castagneto e da un paio di mesi anche a Bolgheri. «Da quest'anno – spiega Tinti – abbiamo inoltre iniziato a produrre borse e calzature da donna e uomo su misura. Compriamo le pelli in vari colori, le andiamo a cercare nella nostra Toscana, puntiamo sul prodotto "fatto in Italia". Poi il cliente sceglie il modello e lo confezioniamo in pochi giorni. Sono, in pratica, diventato il dipendente fisso di mia moglie, che mi comanda a bacchetta!».
Come ci si reinventa dopo dodici anni passati ad occuparsi dei cittadini del proprio comune?
«Nella vita ogni giorno è sempre "un nuovo inizio" e il 27 maggio per me lo è stato radicalmente. Allo stesso tempo c’è stato il ritorno al lavoro di commerciante con il quale sono cresciuto».
Cosa resta dell'esperienza amministrativa?
«Restano l'emozione nell'aver dato risposte alle tante domande che ogni giorno mi venivano presentate,l'amarezza di non aver potuto fare di più. L'orgoglio di avere fatto il possibile perché ciò accadesse. L'aver condiviso scelte coraggiose e aver superato momenti difficilissimi insieme ai miei collaboratori, ai quali rimango fortemente affezionato».
Come l’ha cambiata questa esperienza? Lo rifarebbe?
«Non penso mi abbia cambiato: Fabio Tinti ero e Fabio Tinti rimango. Tornassi indietro lo rifarei, sicuramente, perché è stata una grande esperienza: per chi, come me, cresce e si alimenta dei bei valori che mi hanno trasmesso».
È quindi sereno per il suo impegno futuro come normale cittadino?
«Sono felice di quello che faccio adesso, corro molto insieme a mia moglie "che comanda". Concretizziamo idee e progetti, si rischia, si inventa, insomma non ci fermiamo mai. Inoltre mantengo il rapporto e il contatto con le persone e per me è vitale. Non potrei fare un lavoro diverso. Il vantaggio, soprattutto per la mia famiglia, che ne è molto contenta, è che guardo meno il telefono e non lo porto più a tavola».
Un consiglio al nuovo sindaco Sandra Scarpellini?
«Sandra è una persona capace, ha vinto sfide importanti, ha davanti a sé un impegno importante e che ben conosce, non credo abbia bisogno di consigli particolari. È proprio dal rapporto con la gente che riceverà i consigli più preziosi. E uno per il suo futuro. Non ho grandi pretese, sono felice e vorrei che la felicità fosse patrimonio di tutti e badate che questo è anche il compito della politica! La percezione delle persone cambia. Qualcuno mi chiama ancora sindaco, è normale e mi fa piacere ma io li correggo sempre con: " aggiungi ex". La cosa bella è che non mi pare di aver perso il saluto di nessuno ed è una bella soddisfazione».
È sempre stato un sindaco vivace e con una valanga di idee, ci racconta qualche aneddoto curioso del suo percorso?
«Devo dire che adesso, dopo la fine del mio impegno, ne colleziono parecchi.
«Tra tutti le domande dei turisti che, come prima venivano in negozio a litigare con il sindaco "quando mi ci trovavano", adesso li fermo subito, prima che alzino il dito con la domanda: “Senta lei è il sindaco, vero? Allora vorrei..." Ed io a loro: "No caro mio, non lo sono più". Sì un po’ mi dispiace non prendere nota della critica ma, tutto sommato, ne faccio anche a meno!»
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