Il Tirreno

Solo una gara in 25 anni in pista corre il degrado

di Alessandro Bientinesi
Solo una gara in 25 anni in pista corre il degrado

L’impianto inaugurato nel 1989 è costato 550 milioni delle vecchie lire La Federazione non lo ha mai omologato, manca anche lo spogliatoio

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CECINA. Negli ultimi 25 anni a Cecina è stata organizzata una sola gara di atletica sulla pista comunale. E ai cittadini è costata 550 milioni delle vecchie lire. No, non si trattava di un meeting internazionale, ma di una gara di livello regionale. In un paese normale potrebbe sembrare pura follia, ma in Italia sprechi e speculazioni di questo genere sono pane quotidiano.

La nascita e la riqualificazione. Una prima pista vede la luce a metà degli anni ‘80. Sorge intorno al campo da rugby ed è in cemento, non certo l’ideale per chi deve allenarsi. Tendini e muscoli sono messi a dura prova. Il movimento dell’atletica cecinese, però, riesce a far mettere in cantiere dalla giunta dell’allora sindaco Renzo Cioni lavori per riqualificare radicalmente l’impianto.

L’inaugurazione, avvenuta in pompa magna, è datata 1 luglio 1989. Costo dell’operazione 550 milioni di lire, 500 per la pista e 50 per le attrezzature (rubate nel giro di breve termine dai soliti ignoti incivili). C’è un solo problema: la pista non è conclusa e manca l’omologazione da parte della Federazione, concessa in deroga solo per la gara inaugurale di quel primo luglio 1989. Sarà la prima e unica competizione ufficiale disputata in quel di Cecina.

A chi la gestione? Un lettore anonimo, in mezzo all’entusiasmo generale per il taglio del nastro, in quel 1989 invia al Tirreno una lettera di poche righe, ma che si rivelerà profetica. In sintesi: “Bella la pista, ma ora chi la gestirà? Non è neppure finita, rischia di diventare una cattedrale nel deserto e un grosso spreco”. Sarà così, anche perché Cioni conclude il suo mandato nel 1990 sostituito da Claudio Vanni. Né lui e né i suoi successori completeranno l’opera e ancora meno saranno previsti interventi di manutenzione. La “profezia” diventa realtà.

Manca tutto, ci sono solo gli atleti. Più esattamente cosa manca alla pista cecinese per essere omologata per le competizioni della Fidal? Prima di tutto gli spogliatoi, poi la zona di riscaldamento e la struttura per il salto in alto. Vero, i tesserati possono allenarsi su un “manto” finalmente adeguato, ma mezzo miliardo per un campo di allenamenti pare davvero troppo.

Il paradosso degli spogliatoi troppo piccoli. Dopo sei anni nei quali nulla viene previsto per la pista di atletica, a metà anni ‘90 si decide di fare gli spogliatoi. Lavoro completato, ma c’è un problema: per questione di pochi metri quadrati quelli appena costruiti a lato della pista non sono in regola con le direttive della Fidal. La struttura continuerà a non essere omologata per le gare.

Dall’abbandono al degrado. Per tutti gli anni ‘90 niente altro viene fatto alla pista cecinese, anche se l’attività di atleti tesserati o semplici amatori prosegue. Così come quella delle scuole, anche se con pochi appuntamenti nel corso dell’anno, niente che ripaghi la collettività di quell’investimento da mezzo miliardo di lire. A fine anni novanta, però, il degrado è sempre più evidente. La gabbia del lancio del martello crolla nel 2000 e il “manto” rosso della pista inizia ad avere solchi in diversi punti. La pedana del salto in lungo è inutilizzabile per molte buche coperte da chi frequenta la pista con del silicone. Viene giù anche la recinzione esterna. Servono interventi, anche costosi, questo è evidente.

Dopo quindici anni sulla pista deve essere “spruzzata” una schiuma che si trasforma nella superficie perfetta per le gare. Intervento da 120mila euro (che nell’impianto di Livorno stanno eseguendo in questi giorni). Le risorse, però, non sono più quelle degli anni ‘80 e non se ne parla neppure, anche se il Comune, nel frattempo, mette in cantiere una ristrutturazione da centinaia di migliaia di euro per il palasport di via Napoli, proprio a due passi dall’impianto fatiscente di atletica. Così come altre strutture vengono costruite ex novo, a partire dal palasport di via Toscana.

La demolizione dei sogni. Negli ultimi dieci anni i problemi per i giovani atleti si moltiplicano. Non solo per le buche, ma anche per le radici che fanno letteralmente saltare in area le corsie esterne. La pista, lo riconoscono anche gli atleti, loro allenatori e dirigenti, è destinata alla demolizione. Cosa che il Comune pensa anche di fare, al limite lasciando solo un rettilineo nel quale far allenare gli appassionati.

Troppo poco per Simone Francalacci, ferroviere di lavoro ma con un cuore da atleta e la memoria lunga di chi, nel luglio del 1989, partecipò a quell’unica gara cecinese. Una passione che gli permette, oggi, di unire cinquanta atleti tra i 7 e i 22 anni e una trentina di amatori. La società, l’Atletica Costa Etrusca, diventa il riferimento per chi ama correre, saltare e lanciare in Bassa Val di Cecina. E sta pure ottenendo ottimi risultati a livello nazionale e, con la giovanissima Alessia Niotta, anche internazionali.

Francalacci e un gruppo di cittadini raccolgono quasi 850 firme, portano la petizione in Comune e, per ora, l’idea di demolirla viene sospesa. I dubbi sul futuro di questo impianto, però, restano e ora la patata bollente passa in mano alla nuova giunta di Samuele Lippi, che nel programma amministrativo ha inserito anche il rilancio dell’impiantistica sportiva cecinese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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