Piano cave, ok della Provincia rabbia di Sel contro il Gozzone
ROSIGNANO. Via libera definitivo al piano cave. La Provincia, durante l'ultima seduta del consiglio che si è tenuta ieri ha infatti approvato il documento. Un via libera che di fatto mette la parola...
ROSIGNANO. Via libera definitivo al piano cave. La Provincia, durante l'ultima seduta del consiglio che si è tenuta ieri ha infatti approvato il documento. Un via libera che di fatto mette la parola fine, almeno per quanto riguarda la pianificazione generale, alla vicenda legata alla realizzazione della cava del Gozzone. L'escavo è stato infatti richiesto ormai molti mesi fa dalla fornace Donati, l'azienda di laterizi che vuole realizzarlo sulle colline tra Gabbro e Castelnuovo. Delle 73 osservazioni che erano state presentate al piano cave, il consiglio ha accolto prevalentemente alcune correzioni cartografiche. Un escavo, quello al Gozzone, contro cui si è mobilitato il Cssto, comitato che riunisce decine di imprenditori agricoli e titolari di aziende agrituristiche, che promettono di proseguire la battaglia contro quella che considerano un'attività industriale incompatibile con il rilancio turistico e agricolo. Commento a caldo della vicenda da parte dei rappresentanti di Sel. «Abbiamo scelto di uscire dall'aula - scrivono Adriani Cristiano, consigliere provinciale Sel, Nerina Monti di Sel Rosignano e Andrea Ghilarducci, coordinatore provinciale Sel Livorno - pur essendo nettamente contrari al piano perché riteniamo davvero burlesco che l'amministrazione provinciale arrivi ora a discutere questo tema, con le osservazioni respinte in merito al piano comprese quelle dell'amministrazione comunale di Rosignano stimolate dal lavoro della consigliere comunale Sel nella precedente legislatura Nerina Monti». Infine Sel precisa che «l'amministrazione Kutufà si prende tale gravosa responsabilità anche alla luce degli interventi delle organizzazioni di categoria degli agricoltori e del comitato di cittadini. Non ci stiamo e ribadiamo la nostra contrarietà a questa scelta in questi tempi, ormai doveva essere discussa dalla riorganizzazione della provincia dalla riforma e non da un consiglio ormai desautorato politicamente del proprio ruolo».
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