Il Tirreno

«Il vostro bel pane mi ricorda il mio paese»

di Maria Meini
«Il vostro bel pane mi ricorda il mio paese»

Il discorso di Tenzin Gyatso. «La crisi economica riguarda tutto il mondo ricordatevi che il problema di uno di noi è il problema di tutti»

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«Il vostro bel pane mi ricorda il pane che si fa nel mio paese. Nel borgo dove sono nato, quasi 79 anni fa, in Tibet, il pane è come questo». Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, l’Oceano di saggezza celeste, Kundun, la Presenza, come lo chiamano i tibetani con rispetto e affetto, tocca il pane rotondo che gli agricoltori di Santa Luce gli hanno portato in dono. È un bel pane scuro, con le croci intagliate sulla crosta dorata. Tenzin Gyatso sorride, accarezza un bambino, abbraccia un’anziana donna: ha appena salutato il sindaco di Santa Luce, nella cerimonia di benvenuto che le autorità locali hanno organizzato in occasione della sua visita all’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia. È la quinta volta che il Dalai Lama viene in Toscana, l’ultima nel 2001. Quando a Pomaia e a Cecina Mare, dove venne allestita una gigantesca tensostruttura, migliaia di persone, molte delle quali non buddhiste, ascoltarono la parola dell’Oceano celeste.

Questa volta la tensostruttura è stata preparata nel parco ombreggiato dell’Istituto di Pomaia e per gli insegnamenti di venerdì ci sono già 1200 persone accreditate.

Il Dalai Lama è arrivato ieri mattina verso le 10,30. Ma all’istituto la macchina organizzativa era in moto da giorni, settimane. E ieri mattina tutto era allestito e programmato alla perfezione: il servizio d’ordine, gli abbellimenti, tutti i minuziosi tasselli che compongono il rituale del welcome, il benvenuto. Sulla strada provinciale che dalla via Emilia conduce al centro buddhista di Pomaia, un’auto con monaci e residenti laici dell’istituto con la tradizionale sciarpa di seta portafortuna, khata, aspettava l’arrivo dell’auto di Kundun, il Cuore buono. Era la prima staffetta di benvenuto, altre erano disseminate lungo gli ultimi metri.

Imponente ma discreto il servizio d’ordine allestito fuori e dentro l’istituto a tutela dell’ospite.

Nel cortile, incuranti del caldo opprimente, centinaia di fedeli e curiosi, molti dei quali del posto, altri provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero, si sono assiepati per ore lungo le transenne che delimitavano il viale d’accesso alla tribuna d’onore. In realtà una semplicissima tettoia in legno.

Tutt’intorno centinaia di bandiere multicolore della preghiera volteggiavano sul parco, mentre in un caminetto venivano bruciati rametti di lavanda e incenso. In terra disegni bianchi rituali erano stati disegnati col gesso, a fianco della tribuna ufficiale un’altra tettoia ospitava la ruota della preghiera. È un grande cilindro in rame decorato a lettere d’oro con il bassorilievo del mantra Om mani padme hum, che deve girare sempre a destra in senso orario, e dentro - con una contaminazione fra tradizione e tecnologia - contiene 100 milioni di mantra in microfilm.

Davanti alla ruota della preghiera, un tavolo con i doni della comunità santalucese: grano, pane, olio, miele. E fiori colorati. Mentre un tappeto bianco copre la scala che conduce all’appartamento del Dalai Lama (è stato costruito appositamente per ospitarlo durante le sue visite) cosparso di petali di rosa.

Il sindaco di Santa Luce Andrea Marini e gli assessori Stefano Bertoli e Tania Mariottini accolgono il Dalai Lama con il cerimoniale auguruale che prevede l’investitura con il khata. Marini ricorda che «nel 1996 il consiglio comunale, con votazione unanime, ha conferito al Dalai Lama la cittadinanza onoraria di Santa Luce in segno di stima e rispetto. Siamo molto felici - aggiunge - di accogliere Sua Santità che tanto rappresenta e contribuisce all'idea di pace in tutto il mondo». Si parla di crisi, economica e morale, e di pace.

Il Dalai Lama ringrazia e concorda: «Apprezzo il discorso del sindaco sulla crisi. Una crisi che riguarda tutto il mondo, sette miliardi di persone. Ho quasi 79 anni e da 55 sono in esilio e posso dire che problemi e crisi ci sono sempre stati. Per affrontarli occorre pensare che il problema di uno di noi è il problema di tutti noi».

Il Dalai Lama rimarrà a Pomaia fino a venerdì. Oggi la giornata sarà dedicata a visite private, si entra nel vivo giovedì con una conferenza stampa, ma il clou è per venerdì. Quando la mattina l’anziano capo spirituale del buddhismo tibetano consacrerà il terreno di Poggio La Penna, la collina a un chilometro di distanza dall’istituto scelta per ospitare un monastero, il primo tempio buddhista che nascerà in Italia, ad opera dell’associazione Sangha onlus.

Il pomeriggio sarà dedicato alla meditazione e agli insegnamenti sull’etica compassionevole, tema di questo viaggio in Toscana. Che si concluderà con un weekend livornese al Modigliani forum .

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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