Italia
Il lungo abbraccio con le anziane “madri” dell’Istituto di Pomaia
Nato nel 1977, il centro buddhista ha ospitato migliaia di fedeli tra i quali molti personaggi famosi. Un’esortazione: «Vivete slowly»
POMAIA. Sono sedute sotto la veranda che ospita la ruota della preghiera, i capelli candidi sciolti sulle spalle incuranti dell’afa: la veranda in legno è il solo modo per ripararsi, o almeno tentare di ripararsi dal caldo opprimente, ma nonostante l’età avanzata le due donne sono in prima fila da più di un’ora per aspettare l’arrivo di Sua Santità il Dalai Lama. Gli occhi attenti, rivolti alla strada in ghiaia bianca che conduce al cortile dell’Istituto. Le khata, le sciarpe in seta della felicità, poggiate in grembo.
Sono due belle figure di anziane: una è la madre di Raffaello Longo, monaco all’Istituto di Pomaia, l’altra, Wilma Corona, è la mamma di Massimo Corona, il benefattore che ha acquistato la villa di Pomaia alla fine degli anni Settanta fondando di fatto l’Istituto Lama Tzong Khapa, il primo e più importante centro di diffusione del buddhismo mahaiano in Europa. Il Dalai Lama, terminato il discorso ufficiale, è andato dritto verso di loro per abbracciarle. Un gesto affettuoso tra l’anziano Papa del buddhismo in esilio e due ferventi praticanti della religione tibetana.
Un po’ affaticato dal lungo viaggio (arrivava dall’India) ma più ancora dal caldo afoso, Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, non ha rinunciato alla sua proverbiale allegria. «Vengo dal caldo umido dell’India - ha detto, sorridendo alle centinaia di seguaci che lo seguivano e fotografavano sotto il sole -; quando sono partito per l’Italia mi sono detto: ah, meno male vado al fresco... ma non è proprio così».
Ed ha esortato: «Nell’Italia meridionale si prende la vita slowly, lentamente. Anch’io vi suggerisco di seguire questa regola: vivete con lentezza. E gioite».
Ma prima di arrivare all’appartamento che gli è stato allestito a fianco dell’istituto, il Dalai Lama si ferma davanti al tavolo dei prodotti alimentari che il consorzio agricolo di Santa Luce ha allestito in suo onore. C’è il pane, c’è l’olio extravergine di oliva, ci sono semi di frumento e farro, miele e confetture di frutta, mentre sul ghiaino sono state disegnate col gessetto bianco figure beneauguranti. Il Dalai Lama saluta ancora i fedeli che lo attorniano, poi si avvia sul tappeto di petali di rosa che lo conduce ai suoi appartamenti. Ma anche lì, guardato a vista dal servizio d’ordine, continua a dispensare benedizioni, strette di mano e saluti. Agli stessi g-man, che si mettono in fila per un segno di pace. E lui, che della pace ha fatto la sua missione e la sua vita - è stato insignito del Nobel per la pace nell’89 - non si sottrae al rituale di benvenuto. Rimanendo in piedi sulla soglia ad elargire sorrisi e saluti.
Poi si infila nel fresco della casina per riposare. Mentre dalla finestra aperta sulla cucina una monaca dell’istituto, con la mascherina sulla bocca, gli prepara il pranzo.
L’Istituto Lama Tzong Khapa ha quasi 40 anni di vita: fondato nel 1977, da Pomaia sono passati migliaia di fedeli buddhisti, persone semplici, autorità, celebrity. Su tutti Richard Gere, che è stato qui più volte alla fine degli anni Novanta, a seguito dello stesso Tenzin Gyatso. Ieri c’era il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi, mentre all’aeroporto Galilei, quando è atterrato l’aereo del Dalai Lama, il sindaco di Pisa Marco Filippeschi è andato a porgergli i saluti di benvenuto.
Tantissimi i nomi dello spettacolo che seguono gli insegnamenti del Dalai Lama: tra gli appuntamenti collegati alla sua visita in Toscana, Franco Battiato venerdì presenterà al teatro Goldoni di Livorno un docu-film girato in Sicilia e in Nepal e dedicato al senso della morte così come viene rappresentata nella filosofia orientale.
Maria Meini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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