«La mia esperienza amministrativa si conclude qui»
Barabino punta il dito sulla bassa partecipazione al voto Sono stati undicimila i cecinesi che sono rimasti a casa
CECINA. La notte porta consiglio e il giorno che segue il secondo turno elettorale che si è chiuso con uno spoglio all’ultima scheda si può iniziare anche a riflettere sul risultato uscito dalle urne. L’avvocato, per la seconda volta, non ce l’ha fatta. Come nel 2009 era riuscito a strappare il ballottaggio al centrosinistra per poi perdere per un pugno di schede.
Cinque anni fa arrivò al 47,49%, domenica sera si è avvicinato ancora di più: fino al 48,05 %. Cosa vi è mancato per vincere?
«Su due piedi non saprei dire. Mi spiace molto per l’affluenza: il dato è veramente basso, ci siamo fermati al 48 per cento. La differenza tra me e Lippi si è fermata a 420 voti, ma 11mila cecinesi sono rimasti a casa. Ci deve far riflettere: forse non siamo riusciti a comunicare il nostro progetto di cambiamento. Con un’affluenza più alta percentuale si sarebbe potuto perdere lo stesso ma almeno avremmo visto un interesse maggiore. Invece, il primo partito a Cecina è stato l’astensionismo. Ecco, su questo punto anche Lippi si deve interrogare. Lui sarà il sindaco eletto da circa un quarto della cittadinanza. E comunque al secondo turno ha perso 889 voti mentre a me ne sono andati 783 in più».
Pentito di non aver scelto apparentamenti con altre liste?
«No, anche perché lo abbiamo spiegato fino allo sfinimento. Le alleanze e gli apparentamenti li abbiamo lasciati da parte per coerenza e per non snaturare il nostro spirito. È stata una scelta condivisa. Nessun rimpianto».
Avete strappato tre consiglieri. Che opposizione sarà? «Come la precedente: un’opposizione ferma e decisa ma sempre propositiva».
Capogruppo in consiglio per altri cinque anni: pensa alle dimissioni?
«È tutto da vedere. Di certo la mia esperienza amministrativa si chiude qui. Con il nostro gruppo deciderò se dimettermi o meno. Dobbiamo scegliere in funzione di un percorso che porterà alle prossime comunali».
Resterà coordinatore provinciale di Forza Italia?
«Non ho mai smesso di essere coordinatore di Forza Italia. Dovrò, però, confrontarmi con il partito anche a Livorno. Ci incontreremo nei prossimi giorni e decideremo con calma».
L’esperienza alle amministrative è chiusa, un pensiero alle regionali del prossimo anno?
«No, lo escludo. Ad oggi, non sappiamo ancora cosa accadrà all’interno del partito. Ho sempre detto di essere un pragmatico e, nonostante le stupidaggini uscite in questi giorni, volevo davvero diventare il sindaco della mia città. Dispiace perché avevamo intrapreso una buona strada ma in troppi non sono ancora maturi per valutare il cambiamento».
A Livorno il M5s ha strappato il Comune al centrosinistra.
«Buona parte del centrodestra al secondo turno ha votato per il Movimento 5 Stelle. Non era il rinnovamento che auspicavamo ma almeno c’è stato. Riteniamo che sia comunque una scelta positiva. A Livorno il Pd era una potenza ed ora c’è solo un nuovo inizio. Gli amministratori avranno da prendere misure ma quantomeno è arrivata una ventata di novità all’interno di stanze rimaste per troppo tempo al chiuso».
Rino Bucci
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
