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Gemellaggi, l’associazione nata per reggere alla crisi

Gemellaggi, l’associazione nata per reggere alla crisi

Cecina, dopo 31 anni il comitato cambia pelle per finanziarsi autonomamente Dominici: «La scelta è stata tra il concludere l’esperienza o trasformarci»

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CECINA. Si prospettano tempi sempre più duri per il gemellaggio. A distanza di quasi 31 anni dal primo gemellaggio di Cecina, quello con la città spagnola di Sagunto, l’associazione comitato di gemellaggio di Cecina cerca di rilanciare il proprio ruolo, pur tra mille difficoltà e qualche incognita sul futuro. Non è un segreto infatti, che le risorse che sono a disposizione siano sempre più scarse.

La storia. “Inventato” negli anni ’80, il gemellaggio Cecinese, al pari di quello realizzato dalle altre città sulla scia di un legame simbolico stabilito per sviluppare strette relazioni politiche, economiche e culturali, tra i popoli di quella che domani sarebbe diventata l’Unione Europea, il gemellaggio ha aiutato tre differenti generazioni di cecinesi a conoscere meglio i futuri partner europei, agevolando in qualche modo la futura integrazione. Recentemente è stato festeggiato il 25º anniversario con la città tedesca di Gilching, mentre il legame con i francesi di Sin Le Noble è più recente, e risale al 1996.

Durante tutti questi anni le amministrazioni che si sono susseguite hanno sempre cercato di mantenere saldi e vivi i rapporti instaurati fino a 30 anni prima, anche se il compito si è fatto sempre più arduo visto il taglio alle spese di rappresentanza dei Comuni previsto già da diversi anni per decreto legge.

Le spese. Come risulta dai bilanci comunali già da molti anni, il comitato gemellaggio non riceve più finanziamenti dal Comune. Questo ha portato anche qualche aspetto positivo, come una totale autonomia rispetto alle amministrazioni che si susseguivano e come anche la fine delle polemiche, di tempi più remoti, che si scagliavano contro la sostenibilità di spese anche ingenti.

Buoni propositi. «A riprova – afferma il presidente del comitato, Walter Dominici – che negli anni abbiamo fatto cose buone e che non siamo stati quella pittoresca associazione da tarallucci e vino che alcuni hanno descritto nel corso di tutto questo tempo, vorrei portare come esempio la realizzazione assieme alle altre città gemellate di 5 pozzi in Camerun, che hanno permesso l’accesso all’acqua potabile a numerosi villaggi. La realizzazione di un ambulatorio medico in Senegal, che sicuramente avrà dato il suo contributo alle cure mediche in un paese afflitto dalla povertà. E per finire due adozioni a distanza, nel Malawi, che rinnoviamo anche oggi, nella convinzione di poter dare un futuro migliore a chi sta peggio di noi». Che aggiunge: «In tutto questo tempo abbiamo movimentato da e per Cecina centinaia di persone l’anno, che hanno potuto conoscere la realtà europea. Scambi che si consolidano nel tempo, se si pensa che non è più come 30 anni fa e che oggi internet permette di rimanere in contatto facilmente».

Si cambia o si chiude. «Oggi esigenze di bilancio hanno fatto sì che ci trovassimo di fronte a una scelta: o concludere con l’esperienza del gemellaggio o trasformarci in un’associazione che fosse in grado di finanziarsi autonomamente per sostenere i propri costi – dice il presidente –. Quando arrivano gli amici delle città gemellate tutti ci vedono portarli fuori a cena, quello che non sanno è che andiamo a elemosinare un menù a 15 euro. E sono tutti soldi che l’associazione guadagna e reinveste per pagare spese come il conto del viaggio, se ci riesce. Per altre cose esiste l’ospitalità, per quella non c’è bisogno di pagare».

Il futuro. Che aspettarsi dal gemellaggio? C’è il rischio che un domani si interrompa? Difficile dare una risposta. L’assessore uscente della giunta Benedetti Monica Mansani e lo stesso Dominici si augurano che le amministrazioni che verranno non vanifichino gli sforzi fatti fin dagli anni ’80 e che in qualche modo il gemellaggio possa contare sull’appoggio politico delle nuove giunte. Sicuramente la necessità di mettere in contatto le popolazioni all’interno dell’Unione Europea trova un grande avversario in internet, e in questo caso anche nelle informazioni che si possono acquisire. Paradossalmente al giorno d’oggi è diventato meno necessario andare in un posto per “conoscerlo”. E in Europa il dibattito è andato ad arenarsi su altri lidi, dimenticando quel grande sogno di Europa dei popoli che aveva caratterizzato gli ideali di 30 e più anni prima.

Marco Cacci

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