Il Tirreno

Una gara di solidarietà per accogliere i 29 profughi

Castiglioncello si mobilita anche dopo l’accorato appello di don Fiordaliso Indumenti e pasti caldi. Arci, Caritas, Assistenza, Auser ed Asl 6 in prima fila

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CASTIGLIONCELLO. E’ scattata una vera e propria gara di solidarietà per accogliere i 29 profughi che il 9 maggio scorso sono giunti, per volere del Prefetto, a Castiglioncello. Si sono mosse le associazioni ma, soprattutto, tanti cittadini che non solo si sono personalmente adoperati per portare vestiti, scarpe e ogni genere di abbigliamento ai 29 ospiti nell’hotel Saint Vincent, ma che si sono offerti per attivare corsi di lingua italiana, o per organizzare attività sportive. Una corsa alla solidarietà, anche dopo che il parroco di Castiglioncello, don Francesco Fiordaliso, in un sermone pubblicato su Facebook, ha scosso le coscienze richiamando tutti al dovere di aiutare le persone in stato di bisogno superando ogni paura ed ogni barriera. Castiglioncello e, il territorio, si è svegliato dal torpore per accogliere questi immigrati, poco più che ragazzi, arrivati in silenzio dal sud del Senegal attraverso l’operazione Mare Nostrum. Una verità che ha piacevolmente sorpreso anche Claudia Franconi presidente Arci di zona e responsabile del progetto: “Non so cosa sia scattato, forse il fatto che questi ragazzi siano veramente gentili e disponibili, ma in tanti anni che mi occupo di immigrazione è la prima volta che mi capita di assistere ad una gara di solidarietà messa in atto, oltre che dalle associazioni, anche dai singoli cittadini.”. E tanti sono quelli che chiedono di incontrare almeno una delegazione rappresentativa di questi 29 immigrati fuggiti, su un barcone, in cerca di un futuro migliore; tanto che, proprio attraverso il parroco di Castiglioncello, si sta pensando di organizzare una serata, in occasione del 20 giugno, giornata internazionale del rifugiato. ”Un incontro – continua Franconi – che vorremmo pianificare assieme ai ragazzi, senza forzare la mano, perché ripercorrere la loro storia per molti è doloroso”. Chi vive a Castiglioncello li incontra spesso. A gruppi di tre o quattro, con jeans e magliette colorate, siedono sulle panchine di piazza della Vittoria guardando il via vai dei primi turisti di giugno; la mattina capita di incontrarli in pineta Marradi. La mattina o il pomeriggio, per tre volte alla settimana, seguono corsi di italiano perché è la lingua il primo vero veicolo di integrazione. C’è chi si è proposto addirittura per organizzare una festa”. A mangiare, tornano in albergo “abbiamo una convenzione con la cooperativa 8 Marzo”. Ma può capitare, come la scorsa domenica, che la Bocciofila Arci, accanto al supermercato Coop a due passi dal mare, organizzi un pranzo dal sapore di festa, a base di cous cous. Per loro si è mosso il Centro d’ascolto della Caritas di Castiglioncello che ha portato i vestiti necessari, ma anche l’Auser, la Pubblica Assistenza di Cecina e l’Asl 6. Adesso la preoccupazione va a dopo il 30 giugno, ossia il termine ultimo della convenzione stipulata da Arci in qualità di soggetto gestore dell’accoglienza: “stiamo per mettere in campo specifici incontri – continua Franconi – per preparare questi ragazzi, per far capire loro quali siano gli aspetti positivi e negativi di rimanere in Italia. Non si possono attendere, da ogni parte, questo tipo di accoglienza. La Prefettura ci ha comunicato che sta cercando, per questo gruppo e per quello di Livorno, un luogo adatto. Ma il problema è che il flusso immigratorio non si ferma. Il comune di Rosignano, da anni, è capofila del progetto Sprar (Sistema protezione richiedenti asilo), per 18 cittadini. E i posti sono sempre pieni. “Bisogna capire – conclude Franconi - come poter accogliere queste persone garantendo in tutto il Paese gli stessi servizi”.

Alessandra Bernardeschi

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