La manifestazione
Palacongressi, spunta l’umidità
Cecina, la giunta uscente stanzia 50mila euro per l’intervento di messa in sicurezza del tetto
CECINA. Sembra la novella dello stento o, se preferite, la storia infinita. Citazioni a parte, si abbatte una nuova tegola sul palacongressi. Manco a farlo apposta il problema ha a che fare proprio con il tetto: serviranno altri 50mila euro per evidenti «fenomeni di umidità» rilevati nel solaio.
Nel marzo scorso, l’ufficio tecnico ha stilato una perizia suppletiva che ha costretto la giunta a deliberare, due settimane fa, altri 42mila euro (che diventano 51.240 con l’Iva al 22%) per gli imprevisti. I lavori verranno affidati alla Edil Effe Srl di Saviano che nel 2008 aveva vinto la gara di appalto e che, con questo nuovo imprevisto, dovrebbe incamerare mezzo milione euro tondi tondi (sono 497.244,65 per la precisione). L’intervento straordinario si è reso necessario per proteggere il parquet pregiato che sarà posto al primo piano e che potrebbe essere messo a rischio dalle infiltrazioni sul solaio. Secondo l’ufficio tecnico le cause di questo nuovo problema sono riconducibili agli «eventi atmosferici avversi» ma anche al «lungo periodo in cui l’edificio è rimasto inutilizzato».
Affidata nel 2008, la riqualificazione del palacongressi avrebbe dovuto durare poco più di sei mesi. Non è ancora stata portata a termine. La giunta Benedetti e il consiglio comunale eletto nel 2009 non sono riusciti a metterci piede (salvo qualche sopralluogo). E, in cinque anni, le sedute pubbliche hanno subìto la diaspora che le ha portate dalla biblioteca comunale, all’auditorium di via Verdi, fino all’ex tribunale in via Landi.
Ad oggi, sono chiuse le due sedi di rappresentanza del Comune (piazza Carducci e il Palacongressi). Il cantiere di piazza Guerrazzi è stato particolarmente sfortunato. Le impalcature sarebbero dovute sparire il 18 luglio 2010. Ma a quella data gli operai lavoravano ancora a pieno regime. Allora, si prolungò il termine all’autunno ma arrivarono il Natale e le lamentele dei negozianti che non volevano ruspe e muratori in un periodo chiave per il commercio. E il cantiere fu ridotto. Da quel momento in poi, è stata una Caporetto puntellata da diversi stop a causa del Patto di stabilità che non consentiva di pagare la Edil Effe con la puntualità dovuta.
L’obiettivo - mancato - della giunta Benedetti era l’apertura del palacongressi entro la fine della legislatura. Gli ultimi lavori avrebbero dovuto interessare le prove acustiche. Nel corso di altri sopralluoghi, infatti, era venuto fuori che i rumori dall’esterno così come dagli impianti audio avrebbero potuto creare un fastidioso effetto “rimbombo”. Allora, furono predisposte le prove fonometriche per testare i pannelli fonoassorbenti. Prove, che sono andate a buon fine.
Cosa resta da fare? A parte la tegola dell’umidità, deve ancora essere restaurato l’affresco realizzato dal pittore Bandini. L’intervento è stato affidato al maestro Carlo Sassetti per circa 10mila euro, ma non si è accora provveduto. Secondo quanto riferito l’operazione non dovrebbe durare più di una settimana. Non è ancora finita perché sistemata l’umidità, sconfitto il “rimbombo” e rinvigorito l’affresco ci sarà da far mettere a sedere consiglieri e pubblico. Tutta la partita degli arredi non è neanche iniziata. Dovrebbe essere bandita una gara pubblica, ma al momento non si muove foglia. Se per i banchi del consiglio pare non ci siano problemi (si useranno i vecchi) per quelli del pubblico è un rebus. A tal proposito il Comune ha posto un quesito alla Corte dei conti (poi ritenuto inammissibile) visto che la legge di stabilità impone alle amministrazioni di non «effettuare spese di ammontare superiore al venti per cento della corrispondente spesa sostenuta in media negli anni 2010 e 2011 per l’acquisto di mobili e arredi».
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