Attenzione
Denni Masi: «Roventini strumentalizza i fatti»
CECINA. Tirato in ballo dal segretario dell’unione comunale Pd Roventini, Denni Masi replica. «Caro Benedetto, fossi stato in te, avrei evitato di divulgare sui giornali notizie apprese in virtù di...
CECINA. Tirato in ballo dal segretario dell’unione comunale Pd Roventini, Denni Masi replica. «Caro Benedetto, fossi stato in te, avrei evitato di divulgare sui giornali notizie apprese in virtù di un mandato professionale e come tali, meritano uno stretto riserbo, ed oltretutto se poi finiscono per essere strumentalizzate a fini di propaganda politica. Inutile dire che tutto ciò è professionalmente e deontologicamente scorretto, ancor più senza l'autorizzazione del tuo committente. Al di la di questo, la trasparenza passa poi anche dalla necessità di dire la verità, riportando correttamente, laddove possibile, i fatti reali, cosa che tu non hai fatto e neppure io farò alla luce del massimo rispetto che ho sempre tenuto nei confronti dei miei clienti». Masi va avanti: «Tuttavia, proprio perché trattasi di normale esercizio professionale nell'ambito delle proprie attività, dato che hai tirato in ballo il mio nome e quello di Paolo Barabino, mi corre l'obbligo di precisare quanto segue. Tu non sei mai stato, come non lo sei adesso, il tecnico di fiducia della Castello del Terriccio, se non in questo specifico incarico che riguarda il piano attuativo della scheda C24. L'amministrazione comunale, all'epoca condotta dal sindaco Paolo Pacini e dall'assessore all'urbanistica Stefano Benedetti, ritenendo utile e vantaggioso questo investimento per il comune di Cecina, adottò prima della tornata elettorale del 2009 la scheda urbanistica dell'area interessata. Sai perfettamente che, a tal punto, io sono uscito di scena e non ho lavorato sul progetto, e sei entrato tu che, nelle more del perfezionamento dell'atto pubblico, hai operato formalmente come tecnico della Castello del Terriccio, ma di fatto come supporto tecnico nell'interesse del futuro acquirente. L'atto pubblico di vendita però conteneva dei "cavilli" non graditi alla società mia cliente ed ecco che rientro in scena io, chiamato a tutelare i suoi interessi. La società era assistita da me, come ben sai, l'avvocato Barabino ha svolto funzione di semplice domiciliatario in loco e si è soltanto occupato, unitamente ad uno Studio legale di Roma, di stendere un accordo transattivo tra due parti private; il tuo riferimento al fatto che Paolo fosse in consiglio comunale è stato dunque solo pretestuoso. Il fatto che tu, per una difesa personale, racconti fatti conosciuti per motivi professionali e strumentalizzi il nome mio e quello di Paolo Barabino a soli fini di campagna elettorale e per aiutare il tuo candidato in difficoltà, sinceramente mi sconcerta e non ti fa onore».
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