Il Tirreno

Caso Unicoop, i vertici Pd difendono il loro leader

Caso Unicoop, i vertici Pd difendono il loro leader

Cecina, respinte le accuse per l’incarico sulle aree dell’ex Tenuta del Terriccio «L’ennesima mossa da macchina del fango prodotta da persone disinformate»

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CECINA. Polemica. Scontro. E anche fango. C’è tutto questo nel rimpallo di accuse sul caso dei terreni Unicoop. A fare quadrato intorno al proprio leader è la segreteria dell’unione comunale del Pd, che difende l’operato di Benedetto Roventini. «Le accuse mosse contro il segretario rappresentano l’ennesima mossa da macchina del fango densa di accuse false, tendenziose e prodotte da persone disinformate sui fatti».

Una difesa a tutto tondo che sposa la ricostruzione dei fatti che Roventini ha fatto nei giorni scorsi in scia agli attacchi. «Il problema non è la richiesta di trasparenza e onestà, non è neppure l’esercizio del diritto di critica, semmai il problema sono le modalità continuamente approssimative da parte di persone che hanno anche l’ambizione di candidarsi al consiglio comunale e il continuo esercizio di distrazione dai temi veri e dai problemi reali, con una costante falsificazione della realtà e dei fatti».

Si riavvolge il nastro per tornare al 2007, quando Roventini «ebbe l’incarico dalla Castello del Terriccio di redigere un Piano attuativo in un'area di loro proprietà secondo una scheda normativa già inserita al tempo nel regolamento urbanistico del Comune di Cecina, cosa che è avvenuta nel corso del 2008». E aggiungono: «Il tecnico della Tenuta era ed è tuttora il geometra Denni Masi che a quanto risulta appoggia la candidatura di Barabino». E all’epoca l’attuale segretario del Pd «era un semplice iscritto alla Margherita, il Pd non era ancora nato». Poi la vendita dell’area a Unicoop «che ha scelto di mantenere l’incarico a Roventini». Sottolineando che «anche il candidato Barabino ha dato il suo apporto professionale nel momento della transazione tra Tenuta del Terriccio e Unicoop, quando lo stesso era in consiglio comunale. Lo stesso consiglio che ha approvato di recente la revisione quinquennale del regolamento urbanistico e la modifica a quella scheda normativa».

Per i vertici dei democratici il tutto è da inquadrare come «una vicenda professionale di ordinaria amministrazione per chi non vive con la politica, ma al contrario si mette a servizio per la politica». E avanzano un dubbio: «dato il tenore e le modalità di attacco politico che, ormai da mesi, arriva dai gregari di Barabino. Perché coloro che insinuano pubblicamente, senza verifiche e controlli, senza la necessaria informazione, accusano solo i componenti dell’altra fazione politica quando invece, da un punto di vista nominale, le persone elencabili sono trasversali agli schieramenti?».

Fatta la domanda il Pd ha anche la risposta. «Il problema non sta qui, dato che le procedure eseguite sul caso Unicoop sono regolari e non presentano zone d’ombra. Bisogna sempre distinguere tra competizione e odio, tra credibilità e ipocrisia, tra serietà e superficialità, tra la politica fatta di contenuti e proposte e quella fatta solo con i “contro qualcosa” senza però avere il coraggio di proporre niente di significativo». E concludono: «Le persone citate nella ricostruzione oggettiva dei fatti, vengono nominate, da parte nostra e di Roventini, allo scopo di fornire gli elementi necessari alla trasparenza sui fatti non certo perché accusate di qualche irregolarità. Per accusare ci sono i tribunali. Il fatto che nella vicenda ci siano anche persone schierate con Barabino e non con Lippi non rappresenta un elemento puramente casuale e indifferente e non certo motivo di accusa come per altri».

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