Il Tirreno

SAMUELE LIPPI

«Non mando emissari per stringere alleanze»

Allora Lippi, niente apparentamenti. Anche lei “balla da solo” come il suo avversario? «Guardi, non è una novità. Il giorno dopo gli scrutini del primo turno ho dichiarato che non avrei fatto nè...

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Allora Lippi, niente apparentamenti. Anche lei “balla da solo” come il suo avversario?

«Guardi, non è una novità. Il giorno dopo gli scrutini del primo turno ho dichiarato che non avrei fatto nè alleanze nè apparentamenti con nessuna forza politica».

D’accordo. Però, anche nel centrosinistra, questa sua sicurezza di sentirsi autosufficiente ha lasciato alcune perplessità...

«Non faccio calcoli, non cerco voti a tutti i costi. In questi giorni ho deciso di ascoltare ed incontrare le altre forze politiche, basando i motivi degli incontri su questioni programmatiche. Io non ho mandato nè sherpa e neppure emissari in giro per comprendere il quadro della situazione, ci sono andato personalmente, ci ho messo la faccia. Quindi comprendo la scelta di Barabino di non allearsi ma noi l’abbiamo già detto martedì scorso».

Eppure quei voti del primo turno potrebbero non bastare?

«Ripeto, non faccio calcoli ma in questi giorni voglio ascoltare le ragioni e le istanze di quelle 4mila persone che non mi hanno votato».

Per Barabino lei rappresenta la vecchia politica, l’uomo dell’apparato Pd. Cosa risponde?

«Barabino sceglie sempre il secondo tempo per uscire allo scoperto. Sarà una tattica ma a me pare una copia scolorita della vecchia politica. Poteva dichiarare le stesse cose martedì, non l’ha fatto. Dichiara di essere il nuovo ma il suo curriculum è ricco di incarichi. E poi non sarà l’uomo di nessuno ma intanto l’ha incoronato candidato a sindaco Matteoli»

Sia lei che il suo avversario dite che non andate a caccia di voti, ma statisticamente al ballottaggio la percentuale di votanti si assottiglia. Dove li pescherete? Che ne pensa?

«Penso che è così e che ce ne sarà sempre meno. Io mi auguro che chi ha votato al primo turno torni a votare, sarebbe già importante. Adesso c’è da fare una scelta di campo. Io non sono il vecchio, sono il nuovo di questa amministrazione con un progetto ben preciso».

Lei dice di essere il nuovo, ma non è un renziano o almeno non lo è stato...

«Io non voglio essere Renzi, non parlo come lui e non sono simpatico come lui. Al congresso ho votato un altro candidato ma mi sento parte del cambiamento che il Pd ha iniziato con Renzi».

Come affronterà questi sette giorni che lo separano dal ballottaggio. Che tipo di campagna farà?

«Continuerò a girare per la città come ho fatto fino ad oggi, ad incontrare persone, famiglie, a parlare con i rappresentanti e i dipendenti delle imprese del territorio. Un’azione a tappeto su tutta la città».

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