Sicurezza
«Forte incertezza sui debiti e sul futuro»
Iacono, Latrofa e Paolini ribattono a Franchi: «Non ci ha mai richiamato. Una situazione che si trascina da troppo tempo»
CASTIGLIONCELLO. Scrivono di «complesse procedure e rilevanti impegni finanziari» e di «un contesto di incertezza sulla situazione patrimoniale e finanziaria dell'associazione stessa». E chiudono spiegando che «a fronte di questo mutato scenario abbiamo ritenuto necessario e opportuno rassegnare le dimissioni».
Le dichiarazioni, contenute in un comunicato, sono di Alfondo Maurizio Iacono, Nicoletta Latrofa e Gabriele Paoli, ossia i tre membri del Cda della fondazione Armunia. Cda che (ne abbiamo dato notizia sul giornale di sabato scorso, ndr) si è dimesso in blocco. Questo il dato di fatto, che in quel momento il sindaco Franchi, che è anche presidente dell’associazione Armunia, aveva commentato spiegando di aver avuto (venerdì scorso, ndr) un brevissimo colloquio con il presidente Iacono da cui era emerso che le dimissioni del Cda sarebbero state legate auna serie di problematiche dei tre rappresentanti, alcune anche a carattere personale e lavorativo.
«Con Iacono siamo dati appuntamento telefonico per lunedì (lo scorso 24 marzo, ndr) - aveva detto Franchi -, per stabilire un giorno in cui vedersi nell’arco della settimana». Un’occasione durante la quale, è evidente, avrebbe dovuto esserci un chiarimento sulle dimissioni. Invece il chiarimento non c’è stato, come del resto non è avvenuto l’incontro, almeno da quanto si legge nel comunicato scritto da Iacono, Latrofa e Paolini, che precisano come «il colloquio, almeno nelle giornate da lunedì a mercoledì, non è stato più richiesto dal sindaco stesso».
I tre ex rappresentanti del Cda hanno così deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, scrivendo un lungo comunicato in cui spiegano le cause delle loro dimissioni. Comunicato in cui la sceltra di lasciare la guida della fondazione è collegata senza alcun dubbio alla situazione finanziaria dell’associazione Armunia.
«Le dimissioni dal Cda della fondazione Armunia - scrivono Iacono, Latrofa e Paolini - , comunicate da tempo al sindaco Alessandro Franchi con una lettera motivata, sono dovute al mutamento dei presupposti sulla cui base avevamo accettato l'incarico, nonché a diversità di posizioni con il sindaco (presidente dell'associazione Armunia e del Consiglio di indirizzo della fondazione) su aspetti connessi ed essenziali rispetto alla vita futura dell'ente». I tre ripercorrono a grandi linee la storia della nascita della fondazione: «All'atto di nomina e anche in seguito ci era stato ripetuto dal sindaco che fondazione e associazione erano e restavano realtà distinte, pur ereditando ovviamente la prima il personale strutturato della seconda e con esso una serie di progettualità e competenze. Nello specifico le modalità di liquidazione degli eventuali creditori dell'associazione restavano totalmente estranee alla fondazione stessa». Cosa che evidentemente non è avvenuta, visto che Iacono e colleghi scrivono che «a partire dall'estate 2013, attraverso una serie di contatti con gli uffici regionali preposti al finanziamento delle attività teatrali, emergeva la rilevante novità che la continuità dei finanziamenti di Regione e Ministero poteva essere garantita alla fondazione solo se avesse "assorbito" l'associazione stessa, in fattispecie analoga a quanto avviene per le aziende, ovvero con la presa in carico di debiti e crediti».
Uno scenario, questo di ereditare i debiti dell’associazione, che deve aver molto impensierito il Cda della fondazione. «La prospettiva di complesse procedure e rilevanti impegni finanziari - scrive l’ex Cda della fondazione - anche attraverso l'accensione di un mutuo a carico della fondazione, proposto dal sindaco nella sua duplice veste di presidente dell'associazione e del Consiglio di indirizzo della fondazione, in vista dell'acquisizione dell'associazione (sul cui valore culturale e storico nessuno ovviamente poneva dubbi), in un contesto di incertezza sulla situazione patrimoniale e finanziaria dell'associazione stessa.
«A fronte di questo mutato scenario abbiamo ritenuto necessario e opportuno rassegnare le dimissioni».
L’ex Cda avrebbe spiegato queste ragioni a Franchi nell’incontro da lui ipotizzato che però, sottolineano Iacono, Latrofa e Paolini, «non è stato più richiesto dal sindaco stesso».
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