Trasporti
Cadde dalla scala, maxi risarcimento
Operaio avrà 830mila euro (500mila dal Comune): stava affiggendo manifesti quando un lampione cedette. Finì in coma
CECINA. Aveva appoggiato la scala al palo della luce ma, saliti gli ultimi pioli, il lampione si era accartocciato su stesso alla base, come se fosse piantato nel burro. Stefano Marianucci, operaio livornese al tempo 45enne, era volato giù da sei metri d’altezza. Una caduta finita con una brutta testata sul marciapiede e la corsa, in coma, a Livorno nel reparto di neurochirurgia. Per quell’incidente, Marianucci e la sua famiglia saranno risarciti dal Comune di Cecina con oltre mezzo milione di euro (530mila euro) e dalla Nobili Pubblicità (la ditta per la quale lavorava) con altri 50mila euro più 210mila euro arriveranno dall’assicurazione (Unipol) dell’ex datore di lavoro. La somma, dopo la conciliazione davanti al giudice del lavoro Raffaella Calò, verrà coperta dalle assicurazioni (la Axa per il Comune di Cecina e, in parte, la Unipol per Nobili Pubblicità).
Era il 27 novembre del 2007. Stefano Marianucci, livornese (risiede in borgo Cappucini), stava affiggendo insieme ad un collega alcuni stendardi pubblicitari per conto della Nobili. Di lì a qualche giorno avrebbe aperto il centro Trony di Cecina e l’operaio stava tappezzando di stendardi promozionali via Tito Speri, frazione a nord della città. Erano da poco passate le otto e mezzo quando Marianucci posò la scala su di un palo della luce. La bandiera pubblicitaria, però, non sventolò mai sulla via perché dopo qualche secondo il lampione si piegò alla base e Marianucci venne scaraventato prima a terra e poi in coma. Di lì ci furono la corsa diretta a Livorno, il coma, il risveglio e la lunga riabilitazione. Risarcimento milionario. Per colpa di quella caduta, l’operaio ha riportato danni gravi e permanenti.
Dal 2010, assistito dall’avvocato Marco Musotto, ha avviato una causa davanti al tribunale del Lavoro dove ha trascinato sia il Comune di Cecina (per lo stato del palo della luce) che la Nobili Pubblicità (per responsabilità in merito alla sicurezza sul luogo di lavoro). La contesa si è risolta il 18 marzo scorso con la conciliazione tra le parti. Grazie all’accordo il Comune di Cecina dovrà sborsare (per mezzo dell’assicurazione Axa) 480mila euro all’operaio e 25mila alla moglie e al figlio; 160mila euro verranno versati dalla Unipol (assicurazione della Nobili) che risarcirà sempre con 25mila euro sia moglie che figlio di Marianucci; la Nobili si impegna a corrispondere all’ex dipendente altri 50mila euro. Inoltre, 40mila euro sono stati fissati in spese legali da risarcire (a carico di Comune di Cecina e Unipol ) a Marianucci e famiglia. In tutto, siamo a 830mila euro a cui si dovrà aggiungere la somma che il Comune di Cecina e la Unipol dovranno risarcire, a metà, all’Inail. E che si aggira intorno ad altri 480mila euro.
«Nel corso del giudizio – si legge nella relazione inviata al Comune di Cecina dai suoi avvocati – è emerso che il palo dell’illuminazione fosse effettivamente in pessimo stato di conservazione». Inoltre, gli avvocati scrivono che l’accordo è stato firmato anche per «evitare il probabile clamore pubblicitario che avrebbe una condanna del Comune ad un risarcimento ben superiore al milione di euro».
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