Il Tirreno

Io ucraino-cecinese vi racconto la rivolta di Kiev

di Giuseppe Piccolo
Io ucraino-cecinese vi racconto la rivolta di Kiev

La storia. Roman, 26 anni, è arrivato la prima volta come uno dei bimbi di Chernobyl ed èrimasto legato alla famiglia di Cecina

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CECINA. Roman Kartsev è un ragazzo ucraino di 26 anni che ha uno speciale rapporto con Cecina sin da quando era bambino. Infatti era uno di quei tanti “bambini di Chernobyl” che venivano ospitati nelle nostre zone da alcune famiglie del posto per usufruire dei benefici forniti loro dall’aria di mare, vista la loro condizione che preludeva a potenziali problematiche di tipo biologico in seguito alle conseguenze della catastrofe nucleare avvenuta nel 1986. Non era ancora caduto il muro di Berlino, sarebbe successo di lì a pochi anni più tardi.

Con il passare del tempo il rapporto tra Roman e la famiglia cecinese che lo ha sempre ospitato non si è mai interrotto: il ragazzo è praticamente divenuto “uno di famiglia”, tanto che non passa anno senza che egli torni a fare loro visita. Al momento vive e lavora a Kiev, ed ha assistito in prima persona alla rivolta popolare iniziata nelle scorse settimane nella capitale ucraina ed alle sue drammatiche conseguenze, con oltre 100 morti e centinaia di feriti. Roman, che è giunto a Cecina lo scorso 7 marzo per un breve periodo di vacanza ospitato dalla sua “seconda famiglia”, ha preso parte alla sommossa avente come “base” l’ormai nota Piazza Maidan, nel centro di Kiev, riportando anche lievi ferite al braccio sinistro dopo essere stato colpito da alcuni proiettili di gomma sparati dalla polizia. Attraverso la sua testimonianza diretta ci tiene a raccontare la sua versione riguardo questa storica protesta, che anch’egli ha appoggiato a pieno titolo.

«Abito in una zona periferica di Kiev – racconta Roman – e dopo aver visto in tv alcune immagini della protesta sono stato improvvisamente avvolto da un profondo senso di dispiacere ed amarezza: vedere migliaia di miei concittadini e connazionali manifestare per la nostra dignità e libertà. Così il 17 febbraio mi sono recato insieme ad un amico nella Piazza Maidan, nel mezzo della protesta, e sono ritornato a casa soltanto cinque giorni dopo, il 21 febbraio, quando ormai Yanukovich era fuggito e le acque si stavano calmando».

Rievoca Roman: « Ho vissuto per cinque giorni in quella piazza, a 27 gradi sotto zero, dormendo pochissimo e mangiando quello che ci passavano; non so neanche come vi sia riuscito ma la tensione e la paura erano elevatissime. É stato pericoloso ma sono fiero di ciò che ho fatto». Roman poi fa un accenno alle cause di questa rivolta: «Nei quattro anni di governo Yanukovich il nostro Paese si è impoverito ulteriormente; la pressione fiscale ha subito un inspiegabile aumento, tutti gli oppositori politici al governo sono stati incarcerati e torturati (vedi Yulia Timoshenko). Infine a far infuriare la popolazione è stato l’annullamento da parte di Yanukovich di tutte le trattative per divenire membri dell’Unione Europea».

Roman il 4 aprile rientrerà a Kiev sperando di trovare un ambiente più sereno rispetto a quando è partito un mese fa, scongiurando l’eventualità di uno scontro militare con la Russia, cosa che lo porterebbe sicuramente ad essere chiamato alle armi visto il suo status di “riservista”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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