La manifestazione
“Ragazzi di ieri” tra sorrisi e ricordi
Riunione del gruppo Fb “Noi che...del bar di Ruffo e Lora”, a luglio festa a tema e mostra di foto
CASTIGLIONCELLO. Le storie raccontate da quegli ex ragazzi, oggi uomini, che negli anni ’70 frequentavano il bar di “Ruffo e Lora”, i coniugi Franceschi, a Portovecchio diventano, per magia, simili a quelle raccontate da Stefano Benni nel libro “Bar Sport”.
Perché il bar, a quei tempi, non era un luogo dove bere frettolosamente un caffè o far colazione, ma un punto di ritrovo, un crocevia di vite, amori, fantasticherie, scherzi, punto di socializzazione. Ed è così che una quarantina di questi “ragazzi di ieri” hanno deciso di raccontare gli anni ’70, attraverso una mostra fotografica che si terrà il 18 luglio.
Anni vissuti sì, in un paese di provincia, ma anche di villeggiatura, dove la “straniera”, era quella che arrivava dal nord Italia per trascorrere l’estate, come ogni anno, a Castiglioncello, suscitando la curiosità dei ragazzi residenti.
Sabato sera il gruppo si è incontrato al ristorante Salvadori, lo stesso stabilimento balneare dove in estate si davano appuntamento prima di scappare in pineta o alle Spianate.
«L’idea “è quella – dice Riccardo Meini che ha fondato il gruppo Facebook “Noi che … del bar di Ruffo e Lora” – di organizzare una bella festa dove gli aneddoti si incrociano con le foto ed i filmati; tutto presentato da Carlo Carriero, (da tutti conosciuto a Castiglioncello e che fa parte del gruppo), nelle vesti di speaker, con musica garantita da Daniele Creatini e la Dafel Band. Infine la mostra fotografica che racconta la Castiglioncello degli anni ’70».
Sono passati quarant’anni, c’è il dirigente dell’Asl, il medico, chi lavora o vive all’estero «ma non sembra – dice Meini – quando ci siamo ritrovati per la prima volta grazie al gruppo Facebook, sembrava fosse passato solo un giorno. Gli stessi scherzi, le stesse battute di sempre».
Un mare di ricordi, aneddoti che questo gruppo di amici ha ripercorso durante la cena ai bagni Salvadori. Ricordi divertenti come quello del gelato: «Ti ricordi quel giorno che chiesi un gelato a Ruffo e uscii con un sacchetto di semine?”», bastano poche parole e giù tutti a ridere. «Perché - spiegano - Ruffo preparava il gelato all’istante ed era buonissimo, solo che quel giorno si era tolto le ciabatte e si stava grattando i piedi. Ebbene entrammo per chiedere un gelato ma la frase rimase a metà e finì che comprammo un sacchetto di seme salate».
Ed ancora «quando nel bar entrò quella bella turista del nord e Ruffo voleva impacchettargli il telefono? In quegli anni c’era un telefono pubblico. Le persone entravano e chiedevano la linea. La signora, invece della linea chiese direttamente il telefono e Ruffo – ricorda Meini – mise l’apparecchio sul bancone e serio domandò “Signora glielo incarto o lo porta via cosi?” Immaginatevi la faccia della turista!».
Battute frammiste ad affetto «qualcuno l’abbiamo perso di vista, qualcun altro non c’è più ma è come se fosse sempre tra noi». I giorni d’inverno erano gli stessi: la scuola e il Bar di Portovecchio. D’estate invece tutti ai bagni Salvadori, poi in pineta a giocare a calcio, alle Spianate o dove seduti su carretti improvvisati ci lanciavamo per le strade. Oppure da Sandrino, il Falaschi , a tirar con la strombola”. In comune, tutti, avevamo l’amore per le moto”.
Alessandra Bernardeschi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google