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«Quanta ipocrisia si è respirata alle primarie Pd»

BIBBONA. Mario Caciagli, ex capogruppo della lista civica “L’altra Bibbona” interviene sul risultato delle primarie nel piccolo paese in cui il vincitore ha prevalso per soli sei voti. «Ancora una...

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BIBBONA. Mario Caciagli, ex capogruppo della lista civica “L’altra Bibbona” interviene sul risultato delle primarie nel piccolo paese in cui il vincitore ha prevalso per soli sei voti.

«Ancora una volta – scrive - abbiamo assistito «alla farsa delle primarie dove si paventa democrazia ma si respirava ipocrisia. La vittoria di Massimo Fedeli per sei voti su Antonio Donnarumma è la prova evidente di quello che sostengo e cioè che a Bibbona non vengono curati gli interessi dei cittadini, ma di pochi imprenditori che con mezzi convincenti fanno il bello, anzi il cattivo tempo per la comunità. Vedere esultare uno di questi personaggi alla vittoria di Fedeli ne è la prova».

Prosegue Costagli: «E che dire della mobilitazione del Pd, di Sel e del Psi, con il sindaco Marini a sostegno di Fedeli. Ma i tre candidati non erano dello stesso partito? Non si doveva, per correttezza, rimanere neutrali?

«Senza considerare che fino a ieri Donnarumma si è prestato a coprire l'operato di un sindaco che è stato la prosecuzione delle scelte dei suoi predecessori, e che dal 1985 ha partecipato e deciso per scelte che ci sono costate qualche milione di euro di danni (vedi piani attuativi, convenzioni mal gestite, scarso controllo del territorio).

«Soldi, visto il degrado del paese, che avrebbero fatto comodo. Come si fa, al di là della facciata e dei sorrisini di circostanza, a farsi una guerra spietata senza esclusione di colpi.

«Ora, spero che non solo Donnarumma si sia reso conto che è arrivato il tempo di cambiare. Invito per il bene del paese i cittadini a prestare più attenzione all'operato dei politici spesso improvvisati a non accontentarsi di puerili spiegazioni. E alle liste già formate,o in procinto di formarsi, (magari con facce nuove) a unirsi per mandare a casa chi si è reso responsabile di questo dissesto, per ridare dignità a persone tipo mio padre e altri che hanno disinteressatamente servito un ideale.

«Per questo - conclude Costagli - non hanno più preso la tessera del partito, ed è ancora strano che lo sostenga uno come me che è cresciuto nelle feste dell'Unità,e che crede ancora nell'onestà».

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