Il Tirreno

La telenovela primarie ancora in forse Sel

Continua lo scontro sul ballottaggio rifiutato dal Pd e sull’accordo di coalizione Valentini: «Rispetto il patto, ma non firmo atti notarili.Vale la mia parola»

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CECINA. Mentre manca poco più di una settimana alla data del voto, continua la fibrillazione per la tenuta della coalizione di centro-sinistra. Al cuore del rebus c’è la partecipazione, o meno, di Sel alle primarie del 9 marzo, uno stillicidio che va avanti da giorni, parallelo allo scontro sul ballottaggio, bocciato dall’assemblea del Pd, e sulla firma del patto di coalizione che impegna i candidati perdenti a non presentarsi in altre liste.

Oggi dovrebbe essere la giornata decisiva. Intanto ieri pomeriggio il candidato di Sel Antonio Valentini ha convocato una conferenza stampa. «Nutro il massimo rispetto – dice Valentini - nei confronti del Pd e del suo popolo. Io stesso ne sono stato elettore. Resto, però, perplesso e anzi amareggiato di fronte all’atteggiamento chiaramente oppositivo nei confronti della mia candidatura alle primarie del centro-sinistra da parte di alcuni dirigenti cecinesi dello stesso partito». Il riferimento è per Alessandra Meini, presidente del comitato per le primarie, che ha convocato una riunione per stamani. «In questa commedia sta recitando due ruoli: quello del responsabile di un comitato super partes e quello del dirigente di partito». Il candidato di Sel non ha apprezzato che il comitato organizzatore delle primarie abbia preteso la sua firma in calce ad un accordo che vieta ai candidati di impegnarsi (in caso di sconfitta) in liste civiche. «La lealtà è una priorità del mio codice etico – dice Valentini – e la mia parola ha un valore. Partecipo lealmente alle primarie. Anzi, dico che se correremo e se verrò sconfitto mi impegno a non costituire liste civiche. Se, invece, continuano a frapporci ostacoli pretestuosi, ci chiameremo fuori e sarà un altro discorso. Al di là di ogni scenario, però, non voglio sottoscrivere una sorta di atto notarile. È una questione di dignità. E poi, se qualcuno dovesse firmare questi sarebbero i partiti e non i candidati. Avrei potuto impegnarmi in un altro contesto ma ho scelto le primarie perché sono un uomo di centro-sinistra».

Resta in stallo la questione ballottaggio. Da Sel ci provano ancora e vorrebbero chiedere al Pd un secondo turno nel caso in cui il vincitore non raggiunga il 9 marzo almeno il 40 per cento dei voti. La “merce di scambio” sembrava poter essere la sottoscrizione dell’accordo a non presentarsi in liste civiche; una disponibilità che Valentini dà per scontata ma che non metterà per scritto. «Purtroppo dal Pd sono ancora inamovibili – dice Mario Baldeschi, coordinatore di Sel – e non vogliono concedere il ballottaggio. La decisione dell’assemblea Pd pesa come un macigno sulle sorti di queste primarie». Va detto, inoltre, che non ci sarà il cartello Valentini-Costagli paventato in questi giorni. Ad escluderlo è lo stesso candidato del Pd: «Sono solo congetture», dice.

Rino Bucci

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