Il Tirreno

«Giustizia è fatta, ha quel che si merita»

di Gianni Parrini
«Giustizia è fatta, ha quel che si merita»

I giudici condannano Ndoye all’ergastolo: amici e compagni di lavoro di Ilaria plaudono alla sentenza del tribunale

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CASTAGNETO. «Giustizia è fatta». La comunità di Castagneto Carducci riprende fiato. Non lo faceva da quasi un anno. Precisamente dalla notte del primo maggio scorso, quando la 19enne Ilaria Leone fu uccisa brutalmente a mani nude in un oliveto. Ora il responsabile di quel delitto ha un nome e un cognome anche per la giustizia. Ieri i giudici del tribunale di Livorno hanno condannato il senegalese Ablaye Ndoye, 35 anni, alla pena dell’ergastolo ritenendolo colpevole di omicidio volontario, violenza sessuale, occultamento di cadavere e spaccio plurimo di sostanze stupefacenti. Amici, compagni di lavoro, parenti e persino i membri della comunità senegalese: tutti a Castagneto attendevano il verdetto con trepidazione. La notizia ha iniziato a circolare nel primo pomeriggio ed è come se l'intero paese avesse improvvisamente ricominciato a respirare, dopo che per quasi un anno aveva trattenuto il fiato. Il troppo dolore e la brutalità dell'omicidio avevano sbattuto per giorni la placida Castagneto su tv e giornali. Chi li ha vissuti, ricorda quei giorni come un incubo da dimenticare. Ma per metterseli davvero alle spalle c'era bisogno che il tribunale mettesse la parola fine alla vicenda. Ora la notte del primo maggio sembra davvero passata e su Castagneto ieri è tornato a splendere il sole.

«Eravamo fiduciosi e devo dire che la giustizia ha fatto il suo corso in tempi brevi – spiega il sindaco Fabio Tinti – Dal punto di vista processuale si chiude una pagina triste per il paese, da quello umano la ferita resta aperta. Rincuora almeno che da questa tragedia sia nata una rinnovata attenzione per il fenomeno della violenza sulle donne. Penso, soprattutto, all'associazione Iaia che sta tessendo importanti rapporti anche a livello nazionale. Tra qualche mese ricorrerà un anno dall'omicidio di Ilaria e la comunità la ricorderà come sempre. È il minimo che possiamo fare».

Anche la comunità senegalese, che nei giorni successivi all'omicidio della ragazza aveva contribuito in modo serio alle indagini che portarono all'arresto di Ablaye, è soddisfatta della sentenza e vuole mettersi alle spalle, una volta per tutte, questa triste storia: «Per noi è una faccenda già chiusa – spiega Diop Diogal, uno dei portavoce – Nessuno vuole tornarci sopra perché è una ferita per la nostra comunità». Una comunità che fino al gesto di Ablaye aveva dato solo prove di integrazione e spirito civico: l’esempio più fulgido è quello di Cheikh Sarr, il 27enne muratore di origine senegalese che nell'agosto del 2004 si gettò in mare al Seggio per soccorrere un bagnante. Morì sulla spiaggia dopo averlo portato in salvo, mentre l'italiano scampato alle onde se ne andò senza neppure dire grazie.

Ablaye Ndoye rappresentava una scheggia impazzita all’interno di questa comunità modello e già più volte aveva dato prova della sua irascibilità (qualcuno ricorda una sua performance con ascia in un bar!). «Sono contento che gli abbiano dato l’ergastolo: è quel che si merita – spiega Francesco Marzocchi, il titolare del ristorante “la Gramola”, in cui la ragazza lavorava la sera dell’omicidio – Se mi ricordo Ilaria? Certo, ogni volta che qualcuno apre la porta. Successe tutto così all’improvviso: la sera eravamo tutti qui assieme e il giorno dopo ci ritrovammo il locale pieno di carabinieri e giornalisti. Abbiamo vissuto male quell’esperienza e ora vogliamo mettervi la parola fine». Anche gli amici della ragazza tirano un sospiro di sollievo: in molti si auguravano che Ablaye avesse il massimo della pena, ma in pochi ci credevano davvero: «Sono contento della sentenza – spiega Vitali, che lavorava con Ilaria alla Gramola – Ablaye? Il colpevole è lui». Ancora più duro il commento di Matteo: «Ci deve marcire in prigione dopo quello che ha fatto – commenta – Finalmente avrà quel che si merita».

(ha collaborato Rino Bucci)

Altro servizio a pagina 9

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