Il Tirreno

«Aiuti veri, altro che pacche sulle spalle»

di Pietro Barghigiani
«Aiuti veri, altro che pacche sulle spalle»

La testimonianza della cuoca-coraggio di Riparbella e di altri due imprenditori in difficoltà che si sono rivolti al servizio

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PISA. Erano sull’orlo del precipizio, ma sono riusciti a non cadere. Sono rimasti in piedi. Barcollanti, forse. Di sicuro con una speranza in più di farcela. Quella che non avevano quando i rovesci della vita li hanno fiaccati colpendoli nelle finanze e nello spirito. Non hanno risolto tutti i loro problemi. Però ci stanno provando con una carattere che ha ripreso vigore e che ora non rischia di esporli a gesti estremi o di consegnarsi, senza via di scampo, agli usurai. Sono tre storie esemplari tra le decine seguite dal servizio di ascolto e sostegno di chi si trova in situazioni di disagio economico istituito nel settembre scorso dal prefetto di Pisa Francesco Tagliente. Ne hanno parlato ieri alla Camera di commercio. La ristoratrice, l’imprenditore, l’allenatore di cavalli. Il destino ha riservato a ciascuno di loro una dose di avversità che in un caso è deflagrata in un suicidio. Il punto di non ritorno di chi alza bandiera bianca e si arrende alla sconfitta di un’esistenza che, chi decide di farla finita, ritiene non meriti di essere vissuta. Tutti e tre i testimoni raccontano volentieri la loro esperienza per incoraggiare chi è in crisi a chiedere aiuto al servizio .

La ristoratrice. Giovanna Temperanza, 65 anni, è diventata un simbolo straordinario. Il suicidio del marito nel novembre scorso, titolare insieme a lei dell’osteria “Il Viandante” di Riparbella, ha segnato uno dei livelli più tragici di cosa significhi affrontare la crisi. Lei non si è chiusa in se stessa. È stato il prefetto a contattarla e a metterla a disposizione la struttura che si occupa di fornire consulenze e aiuti a chi si trova ostaggio dei debiti.

«Sono molto riconoscente al prefetto e al suo staff – afferma la signora Temperanza –. Il servizio funziona e io stessa, nel parlarne con amici e colleghi, lo consiglio. Mi ha permesso di non rinchiudermi nel guscio e di tirare avanti».

Giovanna Temperanza continua a gestire da sola il ristorante dove le istituzioni hanno fatto una cena di incoraggiamento. «A fine anno farò il mio bilancio – aggiunge –. Al di là di quello che deciderò, il centro di ascolto e il prefetto hanno lavorato tanto e bene, soprattutto nel trasmettere positività. A chi è alle prese con la crisi dico di non arrivare a commettere gesti insani come ha fatto mio marito. Andate avanti. Ce la sto mettendo tutta».

L’imprenditore. Giotto Masi, 75 anni, faceva il mobiliere a Perignano. Nel novembre 2012 un incendio devastò la sua fabbrica. «A distanza di quindici mesi dal rogo che distrusse il mobilificio l’assicurazione ancora non vuol pagare – esordisce l’imprenditore –. Continuano a fare melina. Mi sono rivolto al servizio perché in qualche modo voglio ripartire con l’attività. E devo dire che il prefetto e la struttura si sono mossi subito sollecitando i periti e lavorando per sbloccare la situazione. Ho trovato interlocutori comprensivi e capace nel dare aiuti per superare gli ostacoli. Questo servizio di ascolto è davvero azzeccato».

L’allenatore di cavalli. Romano Cirini, 66 anni, di Pisa, è il protagonista di una storia che accomuna migliaia di piccoli imprenditori o artigiani che hanno a che fare con lo Stato. Si è indebitato per i ritardi nella riscossione dei crediti che deve ricevere dal ministero delle Politiche Agricole. Lui ha una scuderia in viale delle Cascine con nove cavalli da corsa. Equitalia gli aveva pignorato l’auto e due box. Quando i suoi gioielli vincono ha diritto a incassare un premio. Sulla carta sono soldi sicuri, ma tutt’altro che puntuali quando si tratta di trasferirli dal ministero ai privati che ne hanno diritto. «Quando il prefetto e il servizio di ascolto si sono occupati del mio caso – spiega Cirini – ho ottenuto un primo risultato: ho avuto un interlocutore al ministero. Prima mi scontravo con una burocrazia che mi rimbalzava da un ufficio all’altro. Per il 2013 qualcosa mi hanno pagato, mentre devo incassare ancora il quarto trimestre del 2012. Devo avere 84mila euro. Oggi sono molto più sereno, anche se i problemi non sono del tutto risolti. Ma almeno mi permettono di tirare avanti. Con il supporto di questo servizio ho trovato comprensione e umanità a tutti i livelli, da Equitalia alle banche».Romano Cirini non è ancora uscito dal gorgo dei debiti in cui era finito per i ritardi del ministero nel pagare i premi delle corse vinte. Affronta, però, le difficoltà con uno stato d’animo non più sfiduciato. La sua è una riflessione comune a chi si è affidato al servizio della prefettura: «Con il centro di ascolto finalmente non mi sento più solo. Non è stata la solita pacca sulle spalle».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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