Sicurezza
Ridiamo dignità al lavoro e anche i giovani cambieranno
Una riflessione sui giovani. È quanto suggeriscono gli interventi di due professori, in merito al dibattito sui presunti “scansafatiche”. «Ho a che fare - scrive Mario Angiolini
CECINA. Una riflessione sui giovani. É quanto suggeriscono gli interventi di due professori, in merito al dibattito sui presunti “scansafatiche”. «Ho a che fare - scrive Mario Angiolini, di Marina di Cecina, essendo insegnante, con una miriade di giovani e posso assicurare che non sono affatto come li si descrive. Non tutti, certo, hanno alle spalle genitori che hanno affidato loro in eredità attività ben avviate, come gli scriventi dell'articolo, ma l'errore è quello di generalizzare nelle affermazioni che si fanno. Ribaltando il discorso sarebbe come se i giovani accusassero gli imprenditori di approfittarsi della loro posizione e di offrire lavori sottopagati (come avviene in molti casi) o con pagamento di contributi nettamente al disotto delle ore lavorate (idem). Alcuni giovani sono scansafatiche, alcuni imprenditori sono onesti. Punto».
Un altro insegnante, Sandro Betti, interviene sulla questione. «Lo sfogo di Niccolò D'Andrea mette il dito su uno degli aspetti di cui si parla meno della crisi in cui ci troviamo: i ragazzi, i giovani appena usciti dalla scuola, come si comportano, come si relazionano. Condivido l'analisi impietosa che fa, ed è tutto vero quello che scrive. Niccolò - secondo Betti - si è scontrato con la generazione che Michele Serra definisce "gli sdraiati". Io mi ci scontro, anzi, mi ci incontro tutte le mattine, tuttavia quello che Niccolò denuncia non è il problema, ne è solo l'effetto, e domando a lui perchè mai, in forza di quale educazione, di quale ambiente sociale e culturale i ragazzi di oggi dovrebbero essere diversi da come sono? Un quindicenne oggi dove può imparare il senso del dovere, dell'onestà, la sobrietà, la dignità del lavoro? Dimmi dove e da chi e ce li mando subito la mattina, al posto della scuola».
Argomenta Betti. «So che molti tuoi colleghi ti hanno dato ragione, ma molti di loro farebbero bene a tacere. Perchè anche io ho esperienza di ragazzi miei alunni che sono andati a lavorare d'estate, e allora potremmo anche parlare di tanti che pagano a novembre inoltrato quando va bene e bisogna farci tre o quattro viaggi , altri che proprio non pagano, o pagano meno del dovuto; altri ancora che non conoscono orario, altri che trattano male, in modo arrogante e aggressivo soprattutto le ragazze, quelli che si comportano come dei boss, quelli che rimproverano in modo volgare e violento. Da anni e anni a settembre ascolto racconti così. Uno degli aspetti più malefici di questa crisi è che tutti pensano che a cambiare devono essere gli altri. CaroNiccolò, a quelli come te compete l'alta responsabilità di rimettere in piedi questo paese partendo dalla ricostruzione della cultura e della dignità del lavoro. Insomma, dovrai fare un po' anche il mio lavoro».
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