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Giovani “sfaticati”? Colpa della scuola e delle famiglie

Giovani “sfaticati”? Colpa della scuola e delle famiglie

Ma l’imprenditore D’Andrea si spiega e corregge il tiro Intanto il dibattito impazza sul web, accuse ai datori di lavoro

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CECINA. Continua la discussione aperta da alcuni imprenditori di Marina di Cecina sulla mancanza di “serietà” e continuità da parte dei giovani lavoratori, durante la stagione turistica. Un tam tam che si è riversato sul web e ancora si cerca di spiegare e far chiarezza sulle varie posizioni espresse apertamente. «É stata una giornata movimentata - ha scritto ieri Niccolò D'Andrea, colui che ha lanciato il tema dalla pagina personale di facebook - preso tra gli ottomila post, le chiamate più disparate, discorsi, Tgcom, giornali... Non credevo di suscitare così scalpore». D'Andrea ha poi commentato sulla pagina web del Tirreno per spiegare e smorzare la polemica. «Buonasera ragazzi - ha scritto - mi permetto di intervenire come uno degli intervistati. Prima di tutto mi fa piacere aver sollevato un argomento così importante. L'articolo non è stato strumentalizzato ma è solo stato colto il lato generalista, cosa peraltro comprensibilissima. Da 50 anni la mia famiglia opera in campo turistico e mai, dico mai, è stata sfruttata una persona o sottopagata. Ho conosciuto giovani vogliosi, capaci, coscienti e la loro crescita era parte integrante della crescita aziendale. In molti casi, purtroppo, sono accadute cose da far ridere, spesso conseguenza del comportamento dei genitori, cose imbarazzanti».

I contratti e le regole imposte. D’Andrea continua sulle polemiche relative ai contratti di lavoro, considerati, da molti, ai limiti dello sfruttamento per la paga troppo bassa e le ore di lavoro prolungate. «Per quanto riguarda i 6 euro - continua - è giusto sapere che una paga sindacale di un apprendista, fino a 27 anni, è di euro 5,48 nette l'ora. Non è una decisione del datore di lavoro ma quello che dice il contratto nazionale dei lavoratori nel commercio e turismo. Anche per me 6 euro sono poche, per chi vale, ma troppe per chi pensa di lavorare per gioco, concentrandosi solo sul salario. Grazie a tutti. Sia quelli che hanno criticato (civilmente) sia a chi la pensa come noi. Chi offende gratuitamente non merita risposta. L'inciviltà ha sempre torto».

Etica e responsabilità delle famiglie. «Le soluzioni secondo me si troverebbero dentro il concetto universale di etica - ha scritto sulla bacheca di D'andrea, Alessio Pompizzi - quel senso etico che dovrebbero insegnarci tra i banchi di scuola. Si risolverebbero tanti problemi». Ma subito è contraddetto da altri interlocutori. «A scuola non si impara semplicemente perché i ragazzi non hanno voglia, poi i genitori e io sono un genitore, sono i peggiori, perché nove volte su dieci (e parlo per esperienza vissuta come persona di sostegno in una classe superiore dell Ipc) non accettano di sentirsi dire che i figli sono maleducati e sfaticati. Si sentono offesi perché implicitamente vuol dire che non sanno fare il loro lavoro. Basterebbe che tutti facessero autocritica. Tutti si sbaglia basta non perseverare». «Io sono dell’opinione che tutto parte dalla famiglia - scrive Maria Mariella Coco - i genitori sono i primi a dire o pensare che tutti sono pronti a sfruttare i figli. A nessuno ho mai sentito dire: vai, che così impari un mestiere. Ai professori hanno legato troppo le mani: il professore ce l'ha con mio figlio etc... prima troppo da una parte ora troppo poco controllo e rigidità».

La verità sta nel mezzo. «Ora che tutti i datori di lavoro siano approfittatori non ci credo, - commenta Cinzia Antonelli - ci sarà qualcuno onesto. Poi dico a questi ragazzi almeno di entrare in un centro dell'impego anche solo ad informarsi». «L'informagiovani è una struttura inutile – replica Giacomo Bruno - soldi buttati per dipendenti che sarebbe meglio ricollocarli in altri uffici». «Sono inserito al Centro dell'impiego da tre anni – aggiunge Patrick Lombardi. Non mi hanno mai chiamato! Ora poi ti fanno fare tutto tramite internet. E se non ce l’hai ti dicono di andare in biblioteca. E per ogni Provincia devi fare l'iscrizione: se t'interessa un lavoro a Pisa, ti devi iscrivere a quello di Pisa, anche se sei già iscritto a quello di Livorno…». «La verità sta in mezzo – conclude Bruno - c'è gente che paga poco e male e gente che di lavorare proprio non ne ha voglia. Se non volete i ragazzini prendete gli over 30, già ma costano di più, insomma paghi poco, godi poco».

Divina Vitale

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