Proteste
«Macché scansafatiche, siamo sfruttati»
Il caso. Pioggia di reazioni all’articolo del Tirreno in cui si accusano i giovani di aver poca voglia di lavorare
CECINA. Sfruttamento e mancanza di contratti regolari da parte dei datori di lavori. Così molti giovani hanno risposto, dalle pagine dei social network, alle accuse mosse dagli imprenditori locali che denunciavano, al nostro giornale, comportamenti, a volte, poco virtuosi, soprattutto da parte di stagionali e apprendisti. Ad infiammare la polemica si è aggiunta anche la dichiarazione di ieri pomeriggio di John Elkann, presidente Fiat: «Il lavoro c’è, ma i giovani non sono così determinati a cercarlo… non vedo in loro la voglia di cogliere queste opportunità perché da un lato non c'è una situazione di bisogno oppure non c'è l'ambizione a fare certe cose. Nel settore alberghiero c'è tantissima domanda di lavoro, ma c'è poca offerta perché i giovani stanno bene a casa». Più che comprensibile la rivolta sul web da parte dei così definiti “scansafatiche, schiavi del telefonino” che non ci stanno e ribaltano la frittata. Tantissime le risposte sul sito del Tirreno. Unica soluzione proposta, lasciare l’Italia e trasferirsi all’estero, dove i diritti dei lavoratori, secondo gli “arrabbiati”, parrebbero garantiti.
Il problema degli stipendi. C’è chi cerca di razionalizzare e riportare la barra al centro. «Non facciamo di tutta l'erba un fascio – dice Cecilia Cerrai - ci sono scansafatiche e non, ma il più delle volte i datori di lavoro ci sfruttano e basta! Niente contratto, pochi euro l'ora, niente straordinari. Penso che quando uno si vede arrivare i suoi bei soldini a fine mese, lavora più volentieri e trova soddisfazione».
«Ganzo, però quando ti fanno fare 13-14 ore tutti i giorni – scrive Stefano Conc -, a cui si aggiunge mezz'ora di macchina, che si traduce in 300 euro di benzina, e lo stipendio è una miseria. E nemmeno vitto e alloggio. Quando ti chiedono di mentire all'ispettorato del lavoro, quando per avere i soldi dello stipendio devi piangere in turco 20 giorni dopo il primo mese, quando la ditta va in fallimento, ti licenzia e ti riassume con il nome di un’ altra società, a tua insaputa. Noi ragazzi della stagione non siamo tutelati. E quando uno fa la voce grossa allora viene etichettato come nullafacente». E si arriva alle provocazioni. «Mi fate un contratto regolare? - chiede Brunella Acunzo - Sono disposta a lavorare con voi, fatevi avanti su facebook».
Realizzarsi all’estero. L’unica soluzione è trasferirsi all’estero, afferma Giacomo Paperini, che lancia un appello. «Ai professionisti e colleghi cuochi e camerieri a cui piace questo lavoro, lo fanno con sacrificio e ambizione, suggerisco di andare via dall'Italia. Fate come me e tanti altri, emigrate all'estero, è dura ci vuole coraggio e determinazione, ma almeno se siete bravi avrete quello che nel nostro paese non è possibile: il successo».
Divina Vitale
(ALTRO SERVIZIO A PAGINA 22)
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