Il Tirreno

«Derubato dopo la morte» Due minorenni nei guai

di Federico Lazzotti
«Derubato dopo la morte» Due minorenni nei guai

Sono cinque gli indagati della Procura per il giallo sulla scomparsa dell’artigiano trovato senza vita nel bosco nella zona di Guardistallo

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LIVORNO. Feliciano Vanni, l’artigiano di 74 anni trovato morto sabato 1 febbraio in un boschetto tra Guardistallo e Cecina, tre giorni dopo la sua scomparsa, forse poteva essere salvato. Sicuramente chi era con lui non ha fatto niente per cercare di salvarlo. Anzi, quando il cuore del titolare dell’omonima ditta di falegnameria ha smesso di battere, lo ha derubato dell’anello con sopra raffigurata una sterlina e dell’orologio in oro giallo che portava sempre al polso sinistro. Dopodiché ha fatto perdere le loro tracce.

È questa la ricostruzione degli inquirenti che hanno iscritto cinque persone, tutte di origini romene, tra cui due ragazzine minorenni, nel registro degli indagati con l’accusa, a vario titolo, di omissione di soccorso, furto aggravato e favoreggiamento.

I carabinieri del nucleo investigativo durante queste due settimane di indagini hanno lavorato a fari spenti cercando di ricostruire un pezzo alla volta quello che è accaduto tra le 10,30 del 28 gennaio scorso e il ritrovamento del cadavere.

Tre le certezze in mano agli inquirenti coordinati dal pubblico ministero Luca Masini dentro alle quali sta ancora ruotando l’inchiesta.

La prima riguarda i testimoni che hanno visto il settantaquattreenne allontanarsi a bordo della sua auto, una Mitsubishi “Pajero Pinin”, dalla stazione di Cecina intorno alle 11 del 28 gennaio. «Non era solo», hanno detto. La seconda è arrivata dai primi risultati dell’autopsia che hanno escluso una morte violenta. «Il decesso è collegabile - ha spiegato il medico legale - ad un arresto cardiaco». Dunque nessun omicidio. L’ultima è sbucata fuori il giorno dopo il ritrovamento del cadavere quando i militari hanno scovato l’anello rubato all’artigiano in un Compro Oro. Da qui è partita una ricerca a ritroso per risalire alle persone che si erano presentate al negozio per vendere il gioiello.

Così sono venuti fuori i nomi di due donne di 30 e 23 anni. Secondo gli investigatori, però, le «venditrici» sarebbero state contattate in un secondo momento e non sarebbero state presenti in via del Poggetto quando è avvenuto il decesso. L’accusa, infatti, è di favoreggiamento.

L’ipotesi più plausibile, è che l’uomo si sia sentito male mentre era in compagnia di tre persone, due ragazze di 15 e 17 anni, e un uomo di 24. Ma non è escluso che due siano arrivate in un secondo momento. In ogni caso quando i tre si sono accorti che l’anziano era stato colpito da un attacco di cuore, invece di chiamare aiuto, hanno visto bene di derubarlo e di scappare con il bottino, lasciando però nella tasca della vittima il portafogli con dentro poche decine di euro.Omissione di soccorso e furto aggravato è l’ipotesi accusatoria.

Dagli accertamenti eseguiti dai carabinieri è anche emerso che l’idea di vendere subito parte della refurtiva sia stata messa in pratica nel pomeriggio del 28, proprio nelle ore in cui la figlia dell’artigiano dava l’allarme per la scomparsa del padre.

«In un primo momento nel negozio - ha raccontato il titolare del Compro Oro agli investigatori - si sono presentate due ragazzine minorenni a cui ho detto che non potevo comprare da loro».

Deve essere nata da questo rifiuto l’idea di contattare le due connazionali maggiorenni per completare il piano. «È stato venduto per poco meno di mille euro».

Non c’è traccia, per il momento, dell’orologio sparito dal polso della vittima. Intanto l’indagine continua a fari spenti, cercando di fare luce su quello che è successo il 28 gennaio scorso dentro al boschetto che corre tra Cecina e Guardistallo.

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