La manifestazione
Il muratore-monaco che dipinge con l’anima
Cesare Di Giovanni è la memoria storica dell’Istituto buddista Lama Tzong Khapa Arrivato a Pomaia nel 1977 ha partecipato alla costruzione di tutte le strutture
POMAIA. Ha il sorriso pacato, il viso sereno incorniciato dai capelli bianchi. Cesare Di Giovanni, 78 anni appena compiuti, è una memoria storica dell’Istituto buddista Lama Tzong Khapa.
Arrivato a Pomaia da Roma quasi quarant’anni fa, ha assistito alla nascita del centro partecipando attivamente alla costruzione delle strutture. Cesare infatti faceva il muratore prima di capitare a Pomaia e imboccare il sentiero che l’ha portato a farsi monaco, ricevendo i voti dal Dalai Lama. La sua storia colorata di paesaggi e incontri, schietti come i suoi quadri naif, è racchiusa in un memoriale-diario che attende un editore. Nei suoi desideri la pubblicazione sarebbe un omaggio alla visita di Sua Sanità a Livorno a giugno. Mentre attende con fiducia racconta la sua storia incredibile di ragazzino abruzzese figlio di un sovversivo e ribelle ai fascisti, picchiato con una ferocia che gli ha causato danni permanenti. Il matrimonio, gli spostamenti in Italia e all’estero seguendo lavori di muratura, il divorzio e la passione della pittura, vero punto fermo nella sua vita. Sbocciata a Roma negli anni Sessanta, quando frequentava Spazio Zero, dove conobbe Sciascia e Cesare Musatti, ma soprattutto incontrò il suo maestro, il pittore Pascal Papisca. L’esperienza dell’hashish, il manicomio, la vita sbandata alla ricerca di una pace difficile. Quando arriva un passaggio in auto da Collesalvetti a Roma che si interrompe a Pomaia. Qui Cesare si ferma nel neonato centro, è il 1977. Mentre aiuta a restaurare e costruire, mette anche le fondamenta di quella ricerca personale che, quasi inconsciamente, aveva condotto per tutta la vita: “io ero uno che cercava la verità, questo ho capito per primo” afferma. Inizia a studiare e apprendere gli insegnamenti del buddismo, nel 1981 prende i voti con Lama Zopa Rimpoce. Parte per l’India e il Nepal, viaggia in Tibet e ne incontra i maestri, vede paesi e culture diverse, sempre con lo sguardo pulito da ragazzo. «Le persone e i paesaggi mi ispirano curiosità – afferma - mi danno una risposta nell’interiore, di colori musica disegni, da parte mia sono come una comunicazione interiore». Negli anni il gompa, la biblioteca, il dormitorio, perfino gli splendidi stupa con le loro simbologie raffinate, prendono vita col lavoro di Cesare. Una forza straordinaria lo porta a costruire, come spiega «l’essenza dei nostri Maestri che mi ha aperto nell’interiore quello che veramente volevo fare per tutti, come se fossi uno indispensabile per la costruzione di un monastero vero. Perciò sono stato pieno di energia. Sono solo frutto dei grandi Maestri del passato e i guru mi hanno inondato di energia». Tra i maestri spicca il sorridente Ghesce-là, il lama residente scomparso nel 2007 cui è dedicato lo stupa della pace, il quarto dell’istituto oggi diretto da Filippo Scianna. Oggi Cesare fa parte attiva dell’associazione Stupa onlus di Lorenzana, che promuove in tutto il mondo il restauro di questi antichi monumenti, opere d’arte e simboli sacri. Continua instancabile il viaggio della vita, racchiuso nel suo nome di monaco: Thubten Tardu, ‘colui che cammina verso il Nirvana’. Per contattare Cesare scrivere a: tardu36@libero.it.
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