Il Tirreno

«Stop alle primarie» Conti attacca ma «sono leale al Pd»

«Stop alle primarie» Conti attacca ma «sono leale al Pd»

Il candidato di “Cecina cambia verso” conferma le accuse però accetta la decisione della commissione dei garanti

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CECINA. Non si era nascosto dietro un dito e aveva parlato di “difficoltà” e “irregolarità” nell’organizzazione delle primarie. Una serie di ostacoli che avevano portato Francesco Conti a presentare un esposto (poi respinto) alla commissione di garanzia del Pd. Oggi l’ex candidato di “Cecina cambia verso” consegna alla stampa il contenuto di quel documento discusso nelle stanze della Federazione in via Donnini a Livorno. Un testo dove si chiede, senza troppi giri di parole, la «ripetizione delle primarie o l’esclusione dei candidati che hanno beneficiato delle irregolarità». Che, a conti fatti, sarebbero almeno due su tre tra i suoi contendenti: Lippi e Calderone.

L’esposto, di tre pagine, si articola in sei punti e non risparmia niente e nessuno. A partire dal fatto che i suoi avversari avrebbero ricevuto i moduli per la raccolta delle firme il giorno prima dell’avvio previsto dal regolamento o che Alessandra Meini (presidente del comitato organizzatore) lo avrebbe attaccato a mezzo stampa. Ci sono anche i problemi organizzativi: il fatto che le liste degli iscritti custodite a Livorno non fossero «debitamente aggiornate» e che il servizio d’informazione tramite sms agli stessi iscritti avrebbe funzionato a singhiozzo favorendo solo alcuni candidati. Infine, le accuse di scorrettezza verso i concorrenti: qualcuno avrebbe delegato alla raccolta firme più persone rispetto ai rappresentanti ufficiali e ci sarebbe stato “lo scippo” di una sottoscrizione praticamente strappata da parte di un altro candidato.

Come detto, la commissione di garanzia martedì scorso a Livorno ha valutato e poi respinto tutte le rimostranze di Francesco Conti. Che in un comunicato di ieri precisa di far parte del Pd e che, a parte le divergenze, «resta leale» al partito e non s’impegnerà in liste civiche o in quant’altro. «Il risultato finale è stato lusinghiero – scrive – ho raccolto la metà delle firme di Lippi, segretario di Federazione. Ho accettato di confrontarmi con un regolamento conservativo, dove c’è una distinzione labile tra giudice e alcuni giocatori. Ma l’area renziana, a detta di molti, è stata la vera protagonista dei dibattiti». E poi, una stoccata a Lippi che «ha fatto incetta di firme per togliere a me e agli altri la possibilità di confrontarci davanti all’elettorato. Avrebbe potuto “staccare il biglietto” nell’Assemblea dell’Unione e liberare 100 possibili firme». Detto questo, però, Conti spiega che sosterrà il candidato che uscirà vincitore dalle urne il 9 marzo.

Le reazioni degli altri candidati alle accuse di Conti sono improntate al fair play. Katia Calderone, prima candidata di Ldc, replica all'accusa di aver "scippato" a Conti una firma. «É stata una coincidenza. Siamo andati a prendere quella firma lo stesso giorno in cui Conti aveva contattato quella persona - dice - che poi quella sottoscrizione è stata invalidata perché quella persona non aveva rinnovato la tessera. Ho raggiunto 21 firme ma ero sola, mentre Conti ha lavorato con una squadra di 12 persone e non ce l'ha fatta. Mi tocca constatare che in troppi stanno cercando di salire sul Pd come se fosse un pullman».

Samuele Lippi si compiace del fatto che Conti lavorerà per il partito, ma replica alle accuse. «L’attacco mi sembra pretestuoso – dice –. Capisco l’amarezza, ma se Conti non ha raggiunto il quorum non è colpa mia, le persone decidono con la loro testa. Ho scelto di raccogliere le firme tra gli iscritti perché credo renda più rappresentativa la mia candidatura. Sono arrivato a circa cento perché non volevo rischiare e perché all’ultimo diverse persone mi hanno chiesto di firmare. Tutto qui».

Anche se non è stato tirato in ballo direttamente l’altro candidato, Emiliano Costagli, ammette che «il fatto di avere le liste degli iscritti a Livorno crea non pochi disagi» e che «alcune regole possono essere cambiate». Sull’esposto di Conti, invece, non ha dubbi: «Deve essere rispettata la decisione della commissione».

Rino Bucci

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