Il Tirreno

«Ora basta gettare fango su mio padre»

di Divina Vitale
«Ora basta gettare fango su mio padre»

Il figlio: «Ha fatto del bene a tanti, ma ora sparlano. Non so perché girasse nel bosco o se sia stato costretto ad andarci»

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«Basta fango su mio padre, era un uomo che ha fatto del bene a tante persone ed era un gran lavoratore». C’è molto rammarico nelle parole di Alessandro Vanni, secondogenito di Feliciano (gli altri figli sono Elena e Riccardo), il settantaquattrenne trovato morto sabato scorso in via del Poggetto, nei boschi di Guardistallo.

Ci tiene a fare un po’ di pulizia la famiglia del falegname, molto provata dall’accaduto, sulle dicerie che si rincorrono nel cecinese, da martedì scorso, giorno della scomparsa. «Siamo molto dispiaciuti – aggiunge Vanni – di come tante persone che si reputavano amiche e che mio padre ha aiutato in prima persona, offrendogli lavori, si siano rivelate così insensibili e pronte a tutto pur di parlare di questa brutta vicenda».

«Mio padre - prosegue Alessandro Vanni - ha fatto la storia di Cecina, nel calcio ma non solo, ha sempre allungato la mano al prossimo. Anche nei momenti un po’ più difficili, che hanno seguito la decisione di chiudere la falegnameria, abbiamo sistemato tutto, non dovevamo niente a nessuno. Purtroppo in giro, lo so che succede nei piccoli posti se ne sentono di tutti i colori, ma fa male. Gente che ipotizza qualsiasi cosa senza sapere niente. Purtroppo siamo noi i primi a non sapere, figuriamoci gli altri». Il figlio dell’artigiano si sfoga e ripete che «è brutto vedere tanti amici che stavano al suo fianco, che lui ha aiutato nei momenti del bisogno, che ora gli voltano le spalle e avallano le ipotesi più assurde».

L’uomo, ricordiamo, è stato ritrovato vicino alla sua auto, una Mitsubishi Pajero verde, parcheggiata in una radura che rientrava di circa cento metri dalla carreggiata principale. Ma che ci faceva lì? In molti si pongono questa domanda, dai carabinieri che indagano sulla vicenda fino ai componenti della famiglia. «Lì vicino, - dichiara il figlio – c’era la terra del cugino di mia madre, dove andavano spesso a fare del verde. Poi cosa ci girasse in quel momento e se l’abbiano costretto ad andarci questo non lo so. Ci sono troppe storie cattive in giro, il rispetto dov’è finito? Malore, aggressione, qualsiasi cosa sia non lo sappiamo. È stata una grande disgrazia per noi. Ci sono tante persone che sono andate sul posto a curiosare. Noi della famiglia no». Il figlio conferma che «sul corpo non ci sono segni di violenza o percosse, tra l’altro mio papà era uno che sapeva farsi rispettare, si sarebbe difeso (anche se lo dico nel senso buono, mi ricordo le scorribande soprattutto con i compagni del gioco a carte, era un mago). L’autopsia chiarirà tanti punti oscuri».

Da sciogliere anche il nodo legato al mancato ritrovamento dell’orologio d’oro giallo e dell’anello raffigurante una sterlina, dai quali il falegname non si separava mai. «Anche questo particolare ci ha colti impreparati – chiude Alessandro – non lo sapevamo. Del ritrovamento e di alcuni dettagli lo abbiamo saputo in ritardo e ciò non mi pare giusto. Non dimentichiamoci che per noi nostro padre era ancora vivo, eravamo convinti di vederlo rientrare in casa, da un’ora all’altra. Ora non resta che attendere la fine delle indagini per poter celebrare la cerimonia in chiesa. Lì chiederò al prete di ricordare mio padre, come merita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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