Il Tirreno

Affogati in quei recinti trasformati in trappole

di Rino Bucci
Affogati in quei recinti trasformati in trappole

Tre cani da caccia morti, altri salvati a fatica. Il drammatico racconto dei volontari denunciati per maltrattamento i padroni, la Forestale indaga sui box lungo il fiume

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CECINA. Hanno resistito fino all’ultimo respiro.

Hanno visto l’acqua salire nel box, nella cella, che li aveva visti crescere in compagnia di una rete rugginosa, di una vecchia coperta e una ciotola sudicia. E poi sono morti in silenzio e solitudine, affogati dall’ultima boccata d’acqua arrivata con il fiume in piena.

La furia del Cecina si è portata dietro almeno tre vittime: sono tre cani. Non sappiamo se avessero un nome o fossero di razza. Sappiamo solo che vivevano chiusi in una gabbia poco più grande di un metro quadrato a ridosso degli argini, non lontani da una discoteca e a due passi dalla Variante. Il loro mondo era iniziato ed è finito lì. In quel fazzoletto di campagna era stato allestito un vero e proprio canile, una riserva dove i cacciatori in una squadra locale lasciavano per tutta la settimana i lori “amici” della domenica.

In tutto, c’era circa una quarantina di animali: quelli più lontani dagli argini, fradici, affamati e impauriti, si sono salvati.

Per chi era a due passi dall’acqua non c’è stato niente da fare. I volontari dell’associazione “Mici felici” li hanno trovati ieri mattina senza vita, cristallizzati nel rigor mortis come fossero bambole di plastica disarticolate. «Sapevamo che in questa zona c’erano dei cani – racconta la volontaria Marisa Quaglierini – e appena è stato possibile, tra mille difficoltà siamo arrivati per cercare di liberarli. Purtroppo, per alcuni di loro non c’era più niente da fare. Siamo rimasti senza parole».

Probabilmente sono morti intorno alle sei di mattina quando il Cecina si è gonfiato a dismisura e le loro cucce si sono riempite piano piano. Sul posto c’erano i veterinari dell’Asl e gli uomini del nucleo operativo della Forestale. Sono rimasti diverse decine di minuti e, in queste ore, stanno predisponendo dei controlli a tappeto.

«Vogliamo accertarci che il canile fosse regolare e a norma, anche perché abbiamo ricevuto alcune segnalazioni che vogliamo verificare – dice l’ispettore della forestale Gaetano Ferrara – lunedì saremo in Comune per acquisire tutta la documentazione».

Alcuni cacciatori, arrivati in tarda mattina ai box a ridosso del fiume, sono stati identificati.

«Per i cani trovati morti – continua l’ispettore – abbiamo fatto scattare la denuncia per maltrattamento visto che erano provvisti di microchip». In un primo momento sembrava che i sopravvissuti potessero essere ospitati nel canile al Paratino, poi sono stati riconsegnati ai loro proprietari. Sebbene siano stati trovati solo tre cani affogati, secondo i volontari dell’associazione animalista, è probabile che le vittime dell’esondazione siano molte di più. «Probabilmente diversi cacciatori ci hanno preceduto e hanno provveduto a togliere le carcasse di mezzo», dice Quaglierini. Infatti, almeno la metà del box lungo gli argini era vuota.

Forse era una fine annunciata: già ad ottobre quando il Cecina esondò e l’idrometro alla Steccaia raggiunse valori da record i cani da caccia che vivevano sulle sponde a due passi dalla Variante rischiarono grosso. In quell’occasione per un pelo non affogarono stavolta non hanno avuto scampo e se ne sono andati per sempre con l’acqua del fiume.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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