Il Tirreno

Una preghiera per la Shoah

Una preghiera per la Shoah

Il dvd degli studenti proiettato al consiglio comunale tenuto al liceo Fermi

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CECINA. Un dvd realizzato da cinque giovani cecinesi, ed un consiglio comunale aperto alla presenza delle autorità militari e civili, tenutosi nell'edificio del liceo scientifico Fermi di via Ambrogi in una sala gremita di studenti, per celebrare la giornata della memoria, che è diventato ferma condanna degli episodi di intolleranza nei confronti della comunità ebraica che si sono susseguiti a Roma in questi giorni.

Ieri, 27 gennaio, nel 1945, i soldati russi nel corso dell'avanzata verso Berlino arrivarono alla città polacca di Auschwitz, scoprendo il tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti, rivelando così per la prima volta, e compiutamente al mondo, l'orrore del genocidio nazista. 68 anni dopo, nel 2013, 5 alunni del liceo Fermi si sono recati, coadiuvati dalla professoressa Ebe Serni, al noto campo di sterminio, realizzando al loro ritorno un dvd della durata di due ore e mezzo, che poi è stato scelto dalla Regione per rappresentare la Toscana al progetto "I giovani ricordano la Shoah".

Il documentario audivisivo, finanziato dall'Anpi e realizzato dagli studenti Maria Sozzi, Martina Busdraghi, Emanuele De Lorenzo, Eleonora Cantini e Marco Bevacqua, è un collage di immagini di repertorio piuttosto forti che ripercorrono la vita quotidiana all'interno del campo di sterminio. In sottofondo, le voci dei ragazzi che raccontano la propria esperienza sapientemente alternate a una preghiera Yiddish. Diviso in sezioni, il dvd porta le testimonianze di chi ha visto gli effetti dello zyklon B, di chi doveva districare i cadaveri dalle camere a gas ed è riuscito a sopravvivere, come Slomo Venezia, sfortunatamente deceduto un mese prima di intraprendere il viaggio della memoria con i ragazzi. Ma anche testimonianze di sopravvissuti a Birkenau, come Andra e Tatiana Bucci, e dell'organizzatore dei treni della memoria, Ugo Kaffaz. «Andare ad Auschwitz - raccontano le voci che si susseguono - è una prova emotiva ed intellettuale difficilissima, dove si rischia di perdere il senso della realtà. Paura di scoprire la morte, paura di avere paura, perfino terrorizzati dall'idea di non provare niente. Anche per questo in apertura del consiglio comunale straordinario per ricordare le vittime dell'olocausto, che si è aperto come di consueto sulle note dell'inno di Mameli, il presidente Antonio Giuseppe Costantino ha voluto ricordare l'importanza dei viaggi della memoria, che vedono budget a disposizione sempre più ridotti, come patrimonio collettivo. Mentre il vicesindaco Antonio Garigali, a nome del sindaco, ha voluto ricordare come ancora oggi si assista ad espressioni denigratorie di persone e di idee portatrici di valori differenti dai nostri come le basi dei più grandi crimini di sempre. Dai consiglieri, di maggioranza e opposizione, l'invito infine a difendere il valore della vita in tutto e per tutto e sopra ogni altra cosa.

Per il preside Luigi Di Pietro infatti «la scuola non è solo quella di mattina. Nonostante siamo condannati a ricordare, non riusciamo a dare alla frase "Mai più" una conclusione definitiva». L'orrore, è quello che si ripete giorno dopo giorno, e trasuda dalle cronache, un orrore senza fine per le mani di un uomo che non sono mai sporche abbastanza di sangue. «Importante quindi - afferma Dino Pineschi, presidente Anpi - portare avanti la memoria». Ecco qui che arriva la grande lezione degli studenti, nelle parole di Eleonora Cantini, «è strano che sia già passato un anno da quel viaggio in cui ho sentito tante cose. Con le mani, sentivo il filo spinato che divide la libertà da chi ce l'ha a chi non ce l'ha. Con le orecchie sentivo quel silenzio assordante. Ma è con gli occhi che ho lavorato di più, con quello sguardo che non riusciva a staccarsi dai luoghi dello sterminio. Prima di questo viaggio pensavo che la memoria fosse un film, un libro. Oggi ho capito che la memoria significa parlare ogni volta di quello che è successo e che succede, perché fino a quando ci sarà una persona che prenderà in mano un microfono per parlare, ci saranno vite stroncate dietro quei numeri che ci appaiono così freddi e lontani».

Marco Cacci

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