Il Tirreno

Film e cultura, per i 100 anni della “signora del cinema”

di Alessandra Bernardeschi
Film e cultura, per i 100 anni della “signora del cinema”

Serata alla sala di Castiglioncello, ricordando Isotta Michetti

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CASTIGLIONCELLO Stasera Castiglioncello ricorda i 100 anni dalla nascita di Isotta Razzauti Michetti, la “signora del cinema” scomparsa nel dicembre del 2008.

Lo farà con la proiezione del film “La migliore offerta” di Giuseppe Tornatore, una serata tutta dedicata alla beneficenza, organizzata dalle consorti del club Rotary di Cecina-Rosignano, insieme al Rotaract e all’Interact, con il patrocinio del Comune di Rosignano e resa possibile grazie alla famiglia Michetti che ha messo a disposizione la pellicola e l’utilizzo della sala cinematografica. L’obiettivo è quello di raccogliere fondi per l’associazione Cure Palliative di Cecina.

Una serata all’insegna della solidarietà, ma anche un importante momento per ricordare la grande capacità imprenditoriale di una donna, Isotta Razzauti che, assieme al marito Alberto Michetti, ingegnere del Comune, ha segnato la vita culturale di un intero territorio e delle generazioni che qui si sono succedute. E per comprendere fino in fondo la passione che Isotta Michetti ha messo nel suo lavoro, basta ascoltare le parole della figlia Margherita che oggi, assieme alla nipote Barbara, continua a portare avanti l’attività, seguendo gli insegnamenti della madre.

«Mio padre – racconta Margherita Michetti – amava ripetere: mia moglie ha tre figli, due femmine ed un maschio, ossia il cinema. E il maschio è il figlio più amato». La signora Isotta nasce il 29 gennaio del 1914 mentre, fuori, stava nevicando. Il cinema le era piaciuto sin da ragazzina, ma la vera passione nasce da sposata. E così, durante un congresso dedicato al turismo, quando si elencarono le bellezze di Castiglioncello ma si pose l’accento sul fatto che non vi fosse neanche un cinema, Isotta Razzauti raccolse la sfida.

Così in quel piccolo campo che confinava con l’Aurelia nacque la sala cinematografica progettata dal marito Alberto. Era un pomeriggio quel maggio del 1957, quando fu inaugurata la sala (solo la platea) del cinema di Castiglioncello con la proiezione del film “Autostop” interpretato da Jack Lemmon e tutto il paese non mancò di partecipare all’evento. L’impegno di Isotta Michetti, una donna manager anzi tempo, fu subito chiaro: un film diverso tutti i giorni con proiezioni pomeridiane e serali. Pellicole che venivano scelte, una ad una, tra le maggiori aziende nazionali ed internazionali (Titanus, Fox, Lux, Paramount, Universal) con sede a Firenze, senza badare a spese e a sacrifici economici. «Perché per il mio cinema – diceva in famiglia – voglio solo il meglio». E gli incassi dei film cosiddetti commerciali, dovevano servire per investire sulla cultura. Dando seguito alle sue intenzioni nel cinema di Castiglioncello nacque la settimana del Film d’Arte e, contemporaneamente, il Cine Club dove venivano proiettate, ogni mercoledì sera, pellicole non commerciali dei migliori registi internazionali e nazionali. Nel 1962, data in cui fu girato il Sorpasso di Dino Risi, film che, per altro, come racconta Margherita Michetti, fu assemblato a Castiglioncello, il cinema raddoppia con l’apertura dell’Arena in pineta Marradi. In estate, frequentatori abituali della sala cinematografica erano Bice Valori, Paolo Panelli, Marcello Mastroianni e la famiglia D’Amico e da quella sala sono passati tutti i più grandi attori e uomini di cultura italiani: da Vittorio Gassman a Indro Montanelli a Nino Manfredi che raggiunse Castiglioncello per l’anteprima nazionale del film “Caporale di giornata”.

«Mia madre era una persona gentile, aperta e socievole con tutti – racconta la figlia Margherita – ma grintosa quando si trattava del suo lavoro. E lo è stata fino in fondo. Negli ultimi tempi, quando non poteva più essere presente in sala, aspettava me e mia sorella per sapere come era stata accolta dal pubblico la proiezione del film in programma la sera. Non riusciva a dormire se prima non aveva parlato con noi. Fin da ultimo ha scelto i film da mettere in programma».

Un solo cedimento, nel 1973 quando morì il marito Alberto: «Voleva smettere – dice la figlia – abbandonare la sua passione». Ma fu forse l’amore verso un sogno condiviso giorno dopo giorno assieme al marito, che la convinse ad andare avanti. «Adesso io e mia nipote Barbara – conclude Margherita Michetti – stiamo continuando il suo impegno come lei ci ha insegnato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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