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Dune Mosse, è partita l’opera di demolizione

Dune Mosse, è partita l’opera di demolizione

La società proprietaria applica la sentenza del Consiglio di Stato L’intervento per distruggere lo scheletro in cemento durerà circa una settimana

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VADA. Dune Mosse, ultimo atto. È partito ieri l’intervento di demolizione dello scheletro in cemento lungo la spiaggia di Vada, che negli ultimi anni ha generato una battaglia legale tra Comne e società costruttrice (Dune mosse srl), oltre che un’infinità di polemiche nell’opinione pubblica.

La vicenda parte nel 2010, quando a giugno il Comune di rilascia alla Dune Mosse srl il permesso a costruire per realizzare sulla battigia di Vada (direzione sud) servizi per la ricettività balneare, compreso un bar-ristorante. Durante l’estate 2010 la società tira su il cantiere (spendendo 200mila dei 600mila euro previsti per realizzare il progetto), che genera immediatamente la protesta di cittadini, gruppi ambientalisti e forze politiche, che additano il complesso come un ecomostro. Il Comune a dicembre 2010 emette l’ordinanza di demolizione.

La società Dune Mosse, che aveva ipotizzato di impiegare 19 dipendenti nell’attività della struttura e aveva affidato a svariate ditte locali la realizzazione di una serie di interventi collegati al nuovo complesso turistico, con i progettisti della edificio fanno ricorso al Tar che prima congela l’ordinanza di demolizione e poi, a gennaio 2012 dà ragione a Palazzo civico, confermando che quel cantiere è da demolire. Ecco che la proprietà fa ricorso al Consiglio di Stato, che a gennaio 2012 ferma la demolizione e si riserva di valutare il caso. La sentenza definitiva del Consiglio di Stato arriva il 24 ottobre scorso, e prevede la demolizione della struttura, basandosi su tre punti. Prima di tutto sui materiali usati per realizzare lo stabilimento balneare. Il Consiglio di Stato ha fatto notare che «l’incontestata difficile rimozione sarebbe da sola sufficiente a giustificare l’adozione dell’ordine di demolizione». Il Consiglio di Stato ricorda anche che nel regolamento urbanistico del Comune di Rosignano, si chiarisce che il territorio demaniale di libero transito è costituito da una fascia di profondità di cinque metri dalla battigia per coste sabbiose. E spiega che «l’opera realizzata viene a collocarsi sulla fascia dei 5 metri indicata dal regolamento urbanistico». Dopo la sentenza, a inizio dicembre scorso Dune Mosse ha presentato una variante una sostanziale riduzione del manufatto. Ma il Comune ha rigettato la richiesta, decretando l’improcedibilità della variante e richiedendo di fatto la necessità di rispettare la sentenza del Consiglio di Stato. Adesso la società, che aveva ipotizzato una struttura completamente in legno (ad eccezione dei pilastri di fondazione e soletta, che sono quelli che vengono distrutti) e l’utilizzo di sistemi ecologici (pannelli solari e fotovoltaico),ha dato il via alla demolizione.

Anna Cecchini

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