Il Tirreno

Sarà riaperta la cava di marmo rosa dei Gherardesca

di Divina Vitale
Sarà riaperta la cava di marmo rosa dei Gherardesca

Una superficie di 12 ettari tra Castagneto e San Vincenzo inserita nel piano regionale estrattivo. Progetto da 2 milioni

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CASTAGNETO. I marmi scelti da Lorenzo il Magnifico, con il benestare dell’architetto Filippo Brunelleschi, per completare una parte del Duomo di Santa Maria del Fiore, a Firenze, potranno “risorgere” anche nel ventunesimo secolo. I marmi in questione sono quelli che portano la firma storica dei Della Gherardesca, alcune testimonianze li fanno risalire addirittura al tardo Medioevo, prodotti in una cava, ormai in disuso da trent’anni, al confine tra Castagneto Carducci e San Vincenzo, vicino a San Carlo. Si tratta nello specifico di due zone: il monte Romitorio e il Fosso delle Dispense, per una superficie produttiva di circa 12 ettari, secondo il Piano regionale delle attività estrattive. L’impegno è quello della società Marmi di Maremma srl, il cui rappresentante legale è l’imprenditore locale Riccardo Mariotti. Un recupero storico-culturale di una zona e una produzione ormai dimenticate nelle memoria collettiva ma che hanno dato lustro alla zona, contribuendo alla costruzione delle grandi opere architettoniche rinascimentali e persino etrusche e romane. Il progetto, che a conti fatti prevede un investimento di oltre due milioni di euro, tempi e concessioni permettendo, dovrebbe avviarsi entro la fine del 2014 e conta la collaborazione di professionisti del marmo di Carrara come la “Demetra Marmi”.

Testimonianze storiche. L’escavazione dei marmi nell’area campigliese o “giogaia” Della Gherardesca risale all’epoca etrusca. Il Cavaliere Giulio di S. Quintino ne parla nella lettura del 26 giugno 1823 “De più antichi marmi statuari adoperati per la scultura in Italia”; marmi etruschi sono da lui stati ritrovati nel museo di Parma e anche al museo Guarnacci di Volterra nella statua “Donna col bambino” che lo studioso Francesco Inghirami attribuì proprio al Marmo della Gherardesca. Gli storici Emanuele Repetti e Giovanni Targioni-Tozzetti affermavano persino che nella maggior parte dei casi si trattava di marmi locali confusi con quelli greci. Lo stesso Repetti dà notizia della visita di Lorenzo il Magnifico nei territori dei della Gherardesca, nel 1470, a testimonianza anche un’incisione dello stesso anno sulla parete scalpellata dei cavatori della cava storica del Fosso delle Dispense. A seguire Cosimo I cercò di dare forte impulso all’attività di escavazione dei marmi castagnetani, in alternativa a quelli carraresi. Infine negli anni ’60 un cavatore di Siena, un certo Regoli, riaprì l’escavazione in accordo con l’allora proprietario conte Walfredo della Gherardesca, attività proseguita fino agli anni ottanta del Novecento.

La qualità dei marmi. I marmi che verranno prodotti sono riconosciuti di grande qualità e pregio ornamentale e storico, nello specifico si tratta di queste tipologie: Calacatta Persichino, fondo rosato-pesca, venato di oro; Broccato della Gherardesca, Mistio o Breccia Medicea; Breccia di Settebasi, Statuario Carnato, Bianchi cerulei; Bardiglio fiorito, Blue Tourquin e Breccia Grigia. «In questa zona è stata valutata una facile estrazione – ha detto Mariotti – e una buona lavorabilità. Inoltre i blocchi che ne deriveranno sono molto interessanti per il loro futuro utilizzo in composizioni e sostituzioni future dei grandi capolavori architettonici toscani. Non è certo una questione di numeri ma di pregio, un intervento che preannuncia un recupero importante in termini di storia e cultura e quindi qualità del territorio».

Le procedure. «Nel frattempo – fanno sapere dall’ufficio tecnico del comune di Castagneto Carducci- sono al vaglio lo studio della documentazione prodotta e la procedura di verifica e fattibilità ai sensi dell’art. 48, legge 10/2010 della Regione Toscana. La richiesta è di coltivazione e ripristino ambientale della cava dismessa di Broccatello».

«Le aree in questione – come riporta la relazione dell’intervento - risultano esterne alla perimetrazione della aree naturali protette nazionali e regionali (riserve naturali, parchi, zone con habitat protetti etc…), ricadono solo in zona a vincolo idrogeologico e sono classificate come aree boscate. Non sono presenti vincoli ostativi per la coltivazione».

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