Proteste
La pista ciclabile cade a pezzi
Il percorso è rovinato, una parte è chiusa per lavori. Ciclisti deviati sull’Aurelia
ROSIGNANO. La barriera in certi punti non esiste più, e il percorso è pieno di buche. Tanto che in una zona il Comune ne ha interrotto l’utilizzo nei giorni scorsi (fino al 30 gennaio). La pista ciclabile che congiunge Rosignano Solvay e Vada, a fianco della vecchia via Aurelia, cade a pezzi.
La palizzata in legno mostra evidenti i segni del tempo. Alcuni componenti della struttura non esistono più, forse divelti a causa del maltempo o magari in conseguenza di alcuni incidenti. Per non parlare delle condizioni dell’asfalto che compone il manto del percorso ciclabile: tutto poggi e buche.
Il Comune ha deciso di correre ai ripari, come si legge anche nell’ordinanza numero 10 emessa nei giorni scorsi a firma della responsabile dell’Unità operativa della polizia municipale. L’ordinanza prevede la chiusura al transito delle due ruote nel tratto di pista ciclabile tra il civico 208 ed il distributore di carburanti, «al fine di effettuare lavori di ripristino della carreggiata», si legge nel documento. La stessa ordinanza prevede quindi di «deviare i velocipedi sulla carreggiata principale», ossia lungo la via Aurelia.
In realtà, anche precedentemente all’ordinanza, erano molti i ciclisti che preferivano percorrere l’Aurelia lungo la carreggiata destinata alle auto piuttosto che sul percorso a loro riservato. Ciò ha causato non pochi problemi, proprio in conseguenza della realizzazione del percorso ciclabile, è divenuta piuttosto stretta.
Era il 12 ottobre del 2002 quando si tagliò il nastro del percorso ciclabile sulla vecchia Aurelia. Il progetto preliminare per la realizzazione della pista era stato messo a punto nella primavera 1999. Alla fine l'opera era costata un miliardo oltre 500mila euro.
Pochi mesi dopo l’inaugurazione cominciarono le polemiche, soprattutto per il fatto che la pista avesse ristretto la carreggiata stradale. Per non parlare dei cittadini che negli anni si sono lamentati del fatto che sono assai pochi i ciclisti che utilizzano l’apposito percorso.
Una pista che adesso, dopo 12 anni, è evidentemente in pessimo stato.(a.c.)
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