Il Tirreno

Città divisa in due senza un centro e priva d’identità

Città divisa in due senza un centro e priva d’identità

I servizi a Caletta? Bloccati con l’operazione H5 I casi pineta, Dune Mosse e la partita con Solvay

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di Andrea Rocchi

Rosignano del futuro dobbiamo immaginarla "Rosignano Città" ed insieme "giardino". L'idea di Rosignano città si sostanzia se ne è chiaramente definito il "centro" e nella realtà data il centro possibile non può che essere individuato nell'area di congiunzione tra Rosignano Solvay e Caletta. E' un passo del programma con cui il sindaco Alessandro Franchi ha vinto le elezioni del giugno 2009. Forse il passo cruciale, quello che più traccia l'idea di "polis", di città urbanisticamente concepita ma anche di comunità che vive, lavora, si sviluppa e si integra. Una riflessione su questo quinquennio amministrativo della giunta Franchi non può che partire, a nostro avviso, da qui. Da come s'intende il concetto di sviluppo di una città e di un territorio e dalle azioni che si mettono in atto per promuovere e dare concretezza a questo concetto. Territorio che è mare e colline, industria ed ambiente e una frazione - Rosignano Solvay, la più popolosa - che sconta storicamente il prezzo di una programmazione urbanistica del 900 quando il villaggio si sviluppò attorno alla sodiera della fabbrica.

Senza un centro e un'identità. Già Alessandro Nenci, nel 2004, aveva individuato nell'area di "cerniera urbana" tra Solvay e Caletta il luogo ideale dove collocare il nuovo centro ed i servizi della città. Filosofia urbanistica sposata poi dal successore Franchi e inserita come cardine del suo programma elettorale. Oggi, partendo da qui, non si può che constatare come il progetto di ridare un centro a Rosignano Solvay non sia mai decollato, ingabbiato in una partita dagli equilibri delicatissimi che è l'operazione urbanistica H5, una delle più lunghe telenovelas della storia amministrativa di Rosignano. Quando Unicoop Tirreno, nel 2006, comprò quegli 8 ettari di terreno a Caletta, stretti tra la vecchia Aurelia e via Lungomonte, dal concordato Saporito staccando un assegno di 11 milioni, si pensò che fosse la volta buona per tenere a battesimo lo sviluppo del comparto 3T-2, fetta di 19 ettari, madre di tutte le lottizzazioni. Invece…

H5 eterna incompiuta. Oggi si può dare il merito alla giunta Franchi e in particolare all'assessore Pia di ave concluso il processo di partecipazione dei cittadini in questa operazione pubblico-privata. Ma sulla definizione del comparto H5 aleggiano ancora nubi minacciose: l'incognita sui finanziamenti della parte pubblica (parco urbano da 95mila mq, piazza, torre dei servizi comunali, polo scolastico da 7mila mq, piscina e centro sportivo), la crisi che ha travolto l'edilizia e che rallenta l'investimento di Unicoop (supermercato da 7mila mq, 8mila di negozi di vicinato e uffici) e dei privati interessati a 31.500 di residenze (una colata di cemento che significa 250 case). L'amministrazione comunale ha dato l'ok per la compatibilità ambientale. Ma a primavera scadono le schede urbanistiche e senza il via libera ai piani attuativi si rischia di dover ricominciare tutto da capo. Nel frattempo Rosignano Sol. vay non ha ancora un suo "centro" con la ferrovia che mortifica sogni e progetti di sviluppo. Se poi consideriamo gli errori che sono stati fatti e che penalizzano ancor più la viabilità cittadina il giudizio su quanto realizzato resta negativo.

Sottopassi e viabilità.Pensiamo per esempio al sottopasso di via Forlì, inaugurato il 29 maggio 2009 (Franchi era assessore all'urbanistica della giunta Nenci) e diventato l'emblema di un incredibile abbaglio progettuale. Costato 7 milioni a Rfi (300mile euro del Comune) è nato vecchio, inaccessibile ai mezzi pesanti, autobus compresi, per una curva a gomito e un dislivello degno di un parco giochi. Un intervento, per di più, che è costato una contesa coi residenti dei Palazzoni, che hanno lamentato danni alle case dallo scavo del tunnel e una causa che il Comune di Rosignano ha avviato con Ferrovie, salvo ritirarla quest'anno, puntando a non si sa quale tipo di "transazione". Ne consegue che Rosignano Solvay resta spaccata in due, nonostante gli sforzi per migliorare i sottopassi pedonali con ascensori (o montacarichi) che fino ad oggi hanno avuto non pochi problemi di manutenzione. E i cittadini hanno i servizi comunali disseminati sul territorio con un palazzo municipale, arroccato sul colle di Marittimo, che assomiglia sempre di più il Castello di Kafka. A Rosignano manca un'identità, un cuore. E il concetto di sviluppo multipolare elaborato dalla giunta Simoncini (di cui era assessore Simone Bartoli, oggi sfidante di Franchi alle primarie Pd), di far convivere industria e turismo, soda e ombrelloni, ci ha regalato un ibrido privo di anima.

Agitazione in collina. Ma se Solvay ha i suoi problemi, questa giunta negli anni si è trovata a fronteggiare anche il malumore proveniente dalle colline. Castelnuovo, Nibbiaia, Gabbro hanno visto pian piano svuotarsi di alcuni servizi come la posta, hanno scontato i problemi delle scuole (l'amianto a Nibbiaia), del trasporto studenti. Non è un caso se in collina, oggi, qualcuno si è svegliato e ha raccolto 800 firme per chiedere il mantenimento di servizi essenziali. E se l'amministrazione, ad ogni piè sospinto, rilancia il progetto della scuola unica delle colline che si farà, ormai, nella prossima amministrazione.

Irpef e Imu, si respira. Si può dare merito, invece, alla giunta Franchi di essere riuscita - in anni difficilissimi per le finanze locali - a non aumentare le tasse, a diminuire semmai la spesa dell'ente: non è stata introdotta l'addizionale Irpef, l'Imu sulla prima casa è rimasta al 3,5% e non c'è stata la stangatina della mini-Imu. Seppur diminuiti i contributi statali e regionali sono state mantenute le agevolazioni per affitti e spese scolastiche. Sono stati destinati 300mila euro all’attività di sostegno scolastico e si è cercato, tra mille difficoltà, di sopperire con interventi di edilizia residenziale pubblica al problema dell’emergenza casa. Del taglio delle risorse e dei vincoli del Patto di Stabilità ne hanno risentito soprattutto gli investimenti. Il piano delle alienazioni dei beni pubblici ha fatto flop (come nella vicina Cecina), così in cassa mancano risorse, senza scordarsi che dalla discarica di Scapigliato (che fino al 2010 drenava 22 milioni di lire, il 40% del bilancio municipale) arrivano oggi “appena” 13 milioni.

Rifiuti, raccolta differenziata scarsa senza compostaggio.La giunta a inizio 2013 ha dato l'okay al progetto di ammodernamento della discarica di Scapigliato, redatto dall'ingegner Battistini. Un progetto che da 38 milioni è lievitato a quasi 50 che prevede, oltre al biodigestore anaerobico, anche una ricollocazione degli spazi e la produzione di un compost di qualità per circa 42mila tonnellate annue. Tutto rimandato, per la realizzazione, alla newco comunale col socio privato al 40% (da individuare) e che dovrà gestire, nel futuro, il polo della spazzatura sulla 206. Nel frattempo la raccolta differenziata è inferiore 40%, ben al di sotto di quanto previsto dal Piano regionale col target 70% per il 2020.

Le operazioni concluse e quelle aperte. Va riconosciuto a questa giunta di aver portato a termine alcune partite importanti e discusse. La nuova biblioteca, per esempio, oggetto di polemiche perchè ritenuta onerosa (oltre 6 milioni) e non prioritaria nella lista degli investimenti, è oggi pronta. E piace ai rosignanesi. Se si riuscirà a farla vivere come luogo di aggregazione, cultura e ricreazione, l’obiettivo potrà dirsi raggiunto. Un’altra partita chiusa è quella dei tralicci Enel a Marittimo. L’accordo con Terna prevede lo smantellamento di quel tratto di elettrodotto, chiesto a più riprese dai residenti del capoluogo.

Restano da definire alcune questioni centrali: il piano pineta, che prevede il ridisegno dell’area Marradi di Castiglioncello. Ma anche il destino dello stabilimento balneare Dune Mosse di Vada, esempio di pessima gestione dei rapporti tra pubblico e privato. Il cemento sul mare va abbattuto, ha sentenziato il Consiglio di Stato. Ma non si poteva stoppare prima l’operazione senza far spendere, ai proponenti, 200mila euro fra progetti e primi lavori? E chi doveva controllare non si è accorto di niente? L’augurio è che palazzo civico faccia tesoro da questa vicenda perché non si ripetano certi errori. Pensiamo, per esempio, al progetto di recupero dell’ex Ciucheba su cui pesa l’incognita dei parcheggi che non si trovano.

Il rapporto con Solvay. Chi governerà da giugno Rosignano dovrà per forza porsi il problema del rapporto con una fabbrica che sta cambiando, che per mantenere competitiva la sodiera abbassa la produzione annua, assottigliando il numero di occupati. Ma che guarda con attenzione anche alla partita energetica di Gdf Suez. In ballo ci sono le questioni di acqua e salgemma. E l’ambiente che non può essere trattato come una variabile. Serviranno coraggio e scelte e una visione dello sviluppo che sappia valorizzare le potenzialità di questo territorio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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