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Morto Claudio Abbado, una vita dedicata alla musica

Morto Claudio Abbado, una vita dedicata alla musica

Lo scorso 4 maggio il Maestro era stato protagonista di una serata memorabile al Teatro Comunale di Firenze, dove aveva diretto l'Orchestra del Maggio musicale e il coro insieme all'Orchestra Mozart

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FIRENZE. Lo scorso 4 maggio era stato protagonista di una serata memorabile al Teatro Comunale di Firenze, dove aveva diretto l'Orchestra del Maggio musicale e il coro insieme all'Orchestra Mozart. Uno degli ultimi impegni da direttore d'orchestra di Claudio Abbado che, malato da tempo, si è spento stamani 20 gennaio 2014 nella sua casa di Bologna, circondato dai familiari.  Aveva 80 anni.

Il Maestro, uno dei più grandi direttori d'orchestra a cavallo fra il Novecento e gli anni Duemila, lo scorso agosto era stato nominato senatore a vita dal presidente della Repubbliuca Giorgio Napolitano. All'atto dell'accettazione dell'incarico parlamentare, dalle parole di Abbado traspariva tutta la preoccupazione per il suo stato di salute che negli ultimi mesi l'aveva costretto ad annullare numerosi impegni e poi a sospenderli del tutto, dall'Accademia di Santa Cecilia fino all'Orchestra Mozart. A dicembre aveva rinunciato allo stipendio da parlamentare, devolvendolo alla scuola di Musica di Fiesole per finanziare borse di studio.

IL VIDEO: l'ultimo concerto a Firenze

LA VITA. Nato a Milano nel 1933, figlio del violinista Michelangelo, aveva iniziato nel 1958 la sua attvità di direttore sia in Italia che all'estero. A dargli comunque fama internazionale nel 1960 è il suo debutto alla Scala a 27 anni, teatro di cui diverrà direttore musicale dal 1968 al 1986, contribuendo in maniera sostanziale ad ampliarne il repertorio, aprendolo alla modernità, dai classici come Stravinski, Berg, Bartok, Schomberg, sino a novità come il grande ciclo “Licht” di tockhausen, “La vera storià di Berio” e “Al gran sole carico d'amore” dell'amico Luigi Nono. È la stessa cosa che farà quando sarà scelto nel 1989, dopo aver a lungo lavorato con loro, dai musicisti dell'orchestra più prestigiosa del mondo, i Berliner Philarmoniker, come direttore stabile, sino al 2002.

Nella sua lunga carriera ha sempre lavorato nell'ottica della valorizzazione dei giovani musicisti, ed aveva deciso di devolvere il suo stipendio da senatore a vita a sostegno di borse di studio per la Scuola musicale di Fiesole.

Dal 1986 al 1991 è stato anche direttore musicale della Staatsoper di Vienna e eneralmusikdirektor della Città dal 1987, fondandovi l'anno dopo il Festival Wien Modern dedicato alla musica  contemporanea. Dal 1994 è anche direttore artistico del Festival di Pasqua di Salisburgo. Abbado, oltre ad aver sempre scoperto e sostenuto giovani talenti, ha fondato numerose orchestre giovanili: nel 1978 la Ecyo - European Community Youth Orchestra, nel 1981 la Chamber Orchestra of Europe e nel 1986 la Gustav Mahler Jugendorchester da cui deriva la Mahler Chamber Orchestra, formazione residente a Ferrara. Nel 1992, con la violoncellista Natalia Gutman crea le Berliner Begegnungen, appuntamento in cui musicisti di lunga esperienza lavorano con giovani compositori

I MESSAGGI DI CORDOGLIO

Da tutto il mondo sono arrivati messaggi di cordoglio per la morte del maestro.  «Un pensiero commosso a Claudio Abbado. La sua generosità verso Firenze. La sua grandezza straordinaria». Lo ha scritto su Twitter il segretario del Pd e sindaco di Firenze Matteo Renzi.

a«Con Claudio Abbado se ne va uno dei più incredibili esponenti della cultura italiana. Con il suo talento indiscusso ha guidato le orchestre degli stabili più prestigiosi da Milano a Londra, da Berlino a Vienna ed è stato il massimo interprete in Italia e all’estero della tradizione e della musica classica. La sua attenzione per la valorizzazione dei giovani talenti è un’eredità che dobbiamo coltivare. Non possiamo che ringraziarlo per quanto ci ha saputo regalare in tanti anni di carriera». Così in una nota il sindaco di Roma, Ignazio Marino.

«Il 30 agosto 2013 era stato nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per il prestigio mondiale della sua musica (l’esordio nel ’63 con la chiamata di Von Karajan alla guida dei Wiener Philharmoniker) e per le lotte in difesa della cultura. Critico coi governi che hanno tagliato fondi al sapere e all’industria culturale, nel 2008 non esitò a definire l’allora ministro Sandro Bondi: ’una pura dimostrazione di ignoranzà». Così il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, sul suo profilo facebook. «La crisi e la recessione hanno colpito duramente la scuola, l’università e i luoghi della cultura, mettendo a dura prova la vivacità intellettuale italiana. Una volta Obama ha detto: ’tagliare i fondi alla cultura è come pensare di alleggerire un aereo troppo carico togliendo il motorè. Il miglior modo per ricordare e celebrare Abbado - conclude Rossi - è ripartire da questa consapevolezza».

«Maestro di vita prima ancora che sul podio». Il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri ricorda così Claudio Abbado. «La sua musica - sottolinea il guardasigilli - è sempre stata sinonimo di libertà, un sentimento che, con la semplicità e la forza delle note, riusciva a trasmettere a tutti. Questo è il valore universale della musica del Maestro Claudio Abbado, un uomo che ha sempre saputo coniugare la bellezza sublime dell’arte con un fortissimo senso dei diritti civili. L’uomo ci mancherà moltissimo, le sue note non ci abbandoneranno mai».

«Siamo riuniti qui stamattina perchè convinti che la cultura sia motore indispensabile della vita del nostro Paese, ed allora non posso non partire dalla notizia che poco fa ci ha colpito e commosso: la morte del maestro Claudio Abbado - afferma il presidente della Camera Laura Boldrini - Poche persone come lui hanno saputo in questi anni dare prestigio alla cultura italiana, portandola nei teatri e nelle sale da concerto più importanti del mondo. Abbado merita la nostra gratitudine non solo per la grandezza della sua arte, per la passione con la quale si è posto il problema di coinvolgere nella crescita culturale le generazioni più giovani; ma anche per la tenacia ed il coraggio coi quali ha tenuto viva, nel discorso pubblico, la necessità che la cultura non venisse penalizzata, e che il Paese ponesse fine ad una politica dei tagli deleteria ed autolesionistica».

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