Il Tirreno

L’urlo: «Mi hai rovinato la vita»

Divina Vitale
L’urlo: «Mi hai rovinato la vita»

La rabbia di Sara, mamma di Ilaria, verso il senegalese Ablaye accusato di omicidio

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CASTAGNETO. Solo l’urlo contro di lui l’ha aiutata a buttare fuori un po’ di dolore, a liberarsi di un parte del peso che dal maggio scorso la opprime. «Mi hai rovinato la vita!», ha detto Rosaria Cariano, da tutti conosciuta come Sara, alla conclusione dell’udienza preliminare che si è svolta a Livorno, all’unico imputato per l’uccisione della figlia Ilaria, il senegalese Ablaye Ndoye. Tra quattro mesi sarà già passato un anno dalla morte della giovane diciannovenne abbandonata, agonizzante, in una uliveta a Castagneto, dopo aver subito violenza e percosse. «Cambia poco che sia punito con l’ergastolo o con 30 anni di carcere – aggiunge la Cariano - Ilaria non me la restituirà nessuno. Forse un senso di giustizia, quello sì, ma non certo soddisfazione. Non gli auguro nemmeno la morte, perché sarebbe troppo facile, meglio che patisca rinchiuso in carcere. Non so come sono riuscita a trattenermi in aula, me l’hanno messo a un metro di distanza… potevo allungare il braccio e toccarlo, sono sensazioni che non si possono spiegare». Durante l’udienza infatti, durata un’oretta e mezza, Ndoye non ha mai parlato, se non per esclamare “non capisco” riferendosi alla lettura di spiegazione sul rito abbreviato condizionato dall’integrazione di alcuni reperti, richiesto da parte della difesa, poi declinato dal giudice che ha confermato il rito abbreviato. Nella prossima udienza, fissata il 20 febbraio, si conosceranno le sorti dell’imputato. «Abbiamo atteso la fine dell’udienza ma poi non ce l’abbiamo più fatta. Siamo una famiglia numerosa e unita e abbiamo ceduto al rancore, l’ho atteso alla porta e quando stava uscendo non ce l’ho fatta e ho tirato un calcio, mio fratello l’ha quasi preso per i capelli, non credo di averlo colpito. E’ stato un impeto, poi ci siamo scusati col giudice. Ma non c’ho visto più» Fuori dall’aula una decina tra gli amici più intimi di Ilaria che poi si sono sfogati nei sociale network, infastiditi dal sorriso – come raccontano nel web – che Ndoye avrebbe ripetuto più volte durante il processo. «Strafottenza – ha sottolineato la Cariano – l’ha dimostrata fin dall’inizio, arroganza e non curanza. A dir la verità, alla fine di questa orribile perdita, mi sento colpevole. Colpevole di non essere riuscita a salvarla».

 

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