La manifestazione
Ecco il “decalogo” Rotelli Oggi la versione finale
Pronto il documento ufficiale, sarà votato la prossima settimana dall’assemblea Polemica sull’ipotesi inciucio renziani-Franchi, Morreale: «Spargono fango»
ROSIGNANO. Mentre la segreteria ha revisionato il documento presentato da alcuni renziani che fanno capo a Paolo Rotelli, prosegue il fuoco incrociato tra i vari comitato zonali a sostegno del sindaco di Firenze.
Stavolta è Robi Morreale, coordinatore del comitato renziano di Solvay, Vada, Castiglioncello e Rosignano Marititmo, a scrivere contro le accuse mosse da alcuni “colleghi” del comitato pro Renzi delle colline.«Leggiamo un confuso comunicato del Comitato delle Colline - scrive Morreale - leggiamo inesattezze che richiedono alcune precisazioni». Poi Morreale spiega che «nell’ultimo anno si sono costituiti ,in occasione delle primarie nazionali, numerosi comitati pro Renzi. Nel nostro comune se ne sono costituti due: quello delle colline, di cui fanno parte iscritti al Pd e non iscritti, e il comitato di Rosignano prevalentemente formato da iscritti e militanti del Pd di Castiglioncello, Rosignano Solvay, Vada e Rosignano Marittimo e di cui Robi Morreale è l’attuale coordinatore». Anche Morreale spiega che «Opificio è una associazione culturale ed il presidente non è Paolo Rotelli», e insiste dicendo che «si parla poi, spargendo fango, di accordi fatti dai renziani per la Rea e per le prossime ipotetiche giunte. Rea ha già un suo presidente che non risulta essere un renziano, e da poco è stato anche rinnovato il Consiglio di amministrazione e non vi sono nomine previste né concordate».
Il comitato di Rosignano - prosegue Morreale - «diversamente da quello delle colline che autonomamente ha già fatto la propria scelta di schieramento, si è invece dato un percorso all’interno del Pd. Il percorso prevedeva la presentazione di un documento da parte degli aderenti al comitato (il famoso decalogo) alla approvazione dell’assemblea comunale del partito, che segnasse un cambiamento radicale».
Il coordinatore del comitato renziano di Solvay fa notare che «uno dei punti qualificanti del documento recita che le nomine di presidenti e di amministratori di società controllate dall’amministrazione dovranno essere fatte sulla base di chiare competenze professionali e previa presentazione di adeguato curriculum , segnando la fine di nomine fatte sulla base di spartizioni e di alleanze elettorali». Ecco perché insiste a dire che «Questo”vecchio” metodo di demonizzare l’avversario politico e di presentare chi non la pensa come noi come persona dedita agli intrallazzi ed alla spartizione di potere e poltrone, questo sì che è proprio quel vecchio metodo di fare politica».
Intanto il “decalogo” di Rotelli e compagni è passato al vaglio della segreteria del Pd, che proprio oggi dovrebbe ricevere la versione ufficiale, da votare nell’assemblea della prossima settimana. «Diciamo che sono stati accorpati - dice lo stesso Rotelli - i punti 2 e 3, che prevedono l’incompatibilità tra le cariche amministrative e incarichi professionali che implichino contatti con la stessa amministrazione». Inoltre è stata smussato il punto che prevede una dedizione incondizionata all’attività politica degli assessori. «Diciamo che si fa raccomandazione - prosegue Rotelli - che trovino un pieno impegno in politica, ma poi c’è la possibilità di un lavoro part time». E infine, per quanto riguarda le dimissioni di presidenti o consiglieri nelle partecipate comunali a fine legislatura, «si prevede che chi è stato nominato rimetta nelle mani del nuovo sindaco la decisione di proseguire o meno l’incarico».
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