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Pompieri-operai la Rsu chiede certezze in caso di emergenze

Pompieri-operai la Rsu chiede certezze in caso di emergenze

ROSIGNANO. Sei sono già andati a lavorare nei reparti perossidati e acqua ossigenata. E altrettanti, entro fine gennaio, dovranno cominciare ad operare in sodiera. Entro fine mese salirà a dodici

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ROSIGNANO. Sei sono già andati a lavorare nei reparti perossidati e acqua ossigenata. E altrettanti, entro fine gennaio, dovranno cominciare ad operare in sodiera.

Entro fine mese salirà a dodici il numero di vigili del fuoco interni allo stabilimento Solvay (e dipendenti dell’industria stessa) che saranno utilizzati all’interno degli impianti. Ecco che ieri pomeriggio, all’incontro con i vertici aziendali, l’esecutivo sindacale ha chiesto di avere certezze sul mantenimento dei livelli di sicurezza all’interno dello stabilimento.

«Prima di tutto - spiega Rossella Vallini, coordinatrice della Rsu - queste persone devono imparare una nuova attività, daro che finora hanno svolto compiti relativi alla gestione delle emergenze». Lo stabilimento chimico locale, infatti, ha finora contato su una propria squadra di vigili del fuoco, la Spes (squadra prevenzione, ecologia e sicurezza).

Si trattava di un gruppo di circa 30 perone che si occupava esclusivamente di gestire le emergenze e di tutte le attività legate all’antincendio, compresi controlli e verifiche delle apparecchiature.

Le trenta persone non erano attive tutte contemporaneamente, ma suddivise per turni di 4 unità oltre ad un caposquadra per ogni turno di lavoro dello stabilimento.

È evidente che Solvay, che ha in programma una riorganizzazione globale degli impianti per arrivare a risparmiare 21 milioni di euro entro il 2016, non può permettersi 30 persone dedicate esclusivamente alle emergenze. «È stata una questione molto dibattuta - dice ancora Vallini -, ma è evidente che non abbiamo grossi margini».

La richiesta dei sindacati all’azienda è stata quella di fare controlli accurati sull’operatività dei pompieri-operai in caso di emergenze. «Finora queste persone - dice ancora Vallini - hanno svolto un lavoro diverso, è vero che conoscono stabilimento però un conto è conoscerlo dall’esterno e un altro dover lavorare sull’impianto».

Vallini ribadisce che «l’importante è vedere se questo nuova attività fa rispettare comunque i tempi di intervento in caso di emergenze. Le prove vengono fatte a febbraio, dopo che questi lavoratori saranno andati in sodiera». Sono previste esercitazioni in vari momenti (notte, giorni, festivi) «per vedere se effettivamente possono operare fattivamente come in passato».(a.c.)

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