Il dolore
In Solvay i pompieri diventano operai
Il piano di contrazione dei costi prevede che le squadre antincendio siano usate anche sugli impianti di produzione
ROSIGNANO. I vigili del fuoco dello stabilimento Solvay andranno a fare gli operai. Perché l’azienda non può permettersi di utilizzare una trentina di persone esclusivamente per l’attività di emergenza e verifiche antincendio. Così i componenti della Spes (squadra prevenzione, ecologia e sicurezza) il gruppo che gestisce sicurezza e prevenzione, andranno ad operare negli impianti e poi, in caso di necessità, si riuniranno per gestire le emergenze.
Questo uno dei punti all’ordine del giorno dell’incontro previsto per oggi tra esecutivo dei sindacati Solvay e direzione aziendale. Tanti i nodi rimasti aperti prima delle vacanze natalizie, tutti ovviamente collegati al piano di riorganizzazione annunciato sin dalla scorsa estate dal direttore Davide Papavero. 70 i dipendenti da far uscire entro il 2016, come ha sempre chiarito il direttore di via Piave senza licenziamenti ma attraverso politiche di accompagnamento alla pensione.
Gli esuberi di fatto sono già partiti, e nell’operazione di revisione del funzionamento dell’impianto rosignanese - per cui è stato previsto nell’arco del prossimo bienni - un risparmio di 21 milioni di euro, è evidentemente stato inserito anche un progetto di revisione delle mansioni. Lo aveva spiegato lo stesso Papavero a fine 2013 che il percorso di riorganizzazione avrebbe implicato, a seguito dei pensionamenti, un trasferimento dei lavoratori attraverso i vari impianti che fanno capo a Solvay.
Evidente che anche il caso della Spes rientra in questa riorganizzazione. «Finora - spiega Rossella Vallini - coordinatrice della Rsu Solvay - esisteva una squadra di circa 30 perone che si occupava esclusivamente di gestire le emergenze e di tutte le attività legate all’antincendio, compresi controlli e verifiche».
Le trenta persone non erano attive tutte contemporaneamente, ma suddivise per turni di 4 unità oltre il caposquadra.
«Ora - prosegue Vallini - con il riassetto dello stabilimento, è emerso che non ci possiamo permettere una squadra ferma ad attendere le emergenze. Così i trenta vigili del fuoco saranno utilizzati direttamente sugli impianti. Il futuro prossimo prevede che ad occuparsi esclusivamente di antincendio sia ogni caposquadra, che quindi continuerà a fare soltanto il pompiere e si occuperà di riunire e gestire il gruppo nei casi di emergenze».
Gli altri vigili del fuoco presenti all’interno dello stabilimento saranno usati negli impianti chimici. «Poi - spiega ancora Vallini - in caso si verificassero emergenze, queste persone dovrebbero lasciare velocemente la loro attività sugli impianti, raggiungere il caposquadra ed intervenire». Chiara la preoccupazione dei sindacati, che temono eventuali ritardi nell’avvio dei soccorsi.
«Abbiamo chiesto -spiega Vallini - che per ogni turno di lavoro fossero almeno due i vigili del fuoco che fanno esclusivamente questa attività (caposquadra più un’altra persona), anche perché comunque qualcuno dovrà occuparsi di verificare il rispetto delle normative antincendio. Non solo abbiamo chiesto anche la verifica dei tempi di intervento, ossia che effettivamente i vigili del fuoco siano in grado di muoversi velocemente dal loro eventuale posto di lavori sugli impianti». Richieste che i sindacati torneranno a far presenti oggi, durante il faccia a faccia con i vertici aziendali, che dovranno chiarire anche altri punti collegati al piano di riorganizzazione annunciato l’estate scorsa.
Intanto la sodiera continua nella sua produzione sottodimensionata (circa 600mila tonnellate al giorno), «in attesa di sapere cosa accadrà e quale sarà la revisione definitiva dell’impianto. La nostra speranza è che dopo questo momento di difficoltà si possa tornare a una situazione più stabile».
Anna Cecchini
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