La manifestazione
Per Kutufà un futuro da nonno
Il presidente a ruota libera: «Senza Province solo problemi, non risparmi»
Quando gli viene chiesto cosa farà da grande, dà a sorpresa una notizia. Personale, più che politica: «Sarò doppiamente nonno, sta per nascere il mio secondo nipote. Per il resto ci devo ancora pensare...». Tutto il suo intervento non può che guardare a quella «forte campagna di delegittimazione delle Province partita nel 2011: è difficile – ripete – operare all’interno di un organismo condannato a morte...». La provincia per come la conosciamo oggi avrà vita fino al 30 giugno. Da luglio sarà tutta un’altra storia: resterà un mini-ente non più elettivo, svuotato dei suoi poteri, che di fatto si occuperà soprattutto di manutenzione delle strade provinciali, programmazione territoriale e valorizzazione (non tutela) ambientale. «La mossa del governo – si arrabbia Kutufà – non porterà semplificazione e risparmio, intanto perché svuota le Province ma lascia in piedi tutta l’organizzazione dello Stato su base provinciale (prefetture, commissariati...), che è quella davvero costosa». Senza contare, sottolinea, il prevedibile aumento di agenzie e consorzi («con perdita di controllo democratico») e la difficilissima gestione del passaggio del personale ad altri enti insieme a beni, cause, competenze. «Sarà un marasma», si lascia scappare il presidente, prima di sollevare una polemica niente affatto di dettaglio: saranno i sindaci e i consiglieri comunali ad eleggere il nuovo consiglio provinciale (formato da 12 membri) e quindi il presidente, che dovrà essere uno dei sindaco del territorio, svolgere il ruolo gratuitamente e avere davanti a sé almeno 18 mesi da sindaco. «È stato stabilito – attacca Kutufà – che il presidente che sarà deciso a luglio resterà in carica quattro anni e non cinque. E siccome quasi tutti i comuni della provincia saranno rinnovati a maggio, vuol dire che al prossimo giro potranno concorrere a diventare presidente solo i sindaci di Capraia, Sassetta, Rio Marina, Porto Azzurro e Marciana Marina. Cinque piccoli comuni che in tutto raccolgono 8200 abitanti, appena il 2,6 per cento della popolazione, rappresenteranno tutti gli altri. Un’incongruenza...». «La mia – riprende il presidente – non è una difesa corporativa di un’istituzione, di un posto, tra l’altro non sono ricandidabile. È questione di funzionalità». Poi si toglie un sassolino dalla scarpa: «In giro si fa antipolitica spicciola, ma la verità è che dall’inizio del mandato abbiamo prima ridotto le nostre indennità del 10 per cento e poi, volontariamente, di un altro 15: se si considera l’inflazione, prendo la metà del mio predecessore». «Sapete – chiosa – perché non si trovano candidati a sindaco? Nessuno lo dice, ma anche perché spesso chi ha funzioni e responsabilità a tempo pieno non ha una remunerazione adeguata». Il presidente torna quindi a quella «morte annunciata dell’ente con asfissia di risorse» e tira le somme degli ultimi anni di governo. «I servizi hanno retto anche in questa situazione difficile», rivendica. E cita la rete di trasporto, i servizi per l’impiego e la formazione: più di mille tra voucher aziendali, post laurea, tirocini, corsi per i giovani che abbandonano la scuola anche nel periodo dell’obbligo e per quelli che cercano il primo impiego. Garantisce che nel 2014 resteranno aperti i centri di informazione turistica, ricorda che sono stati approvati il Piano provinciale per la pesca e quello energetico. «Solo nell’ultimo anno – ricorda ancora – abbiamo approvato più di 200 autorizzazioni ambientali e ora tutto rischia di passare nelle mani del ministero, con tempi e costi più lunghi». Tra le principali opere pubbliche realizzate cita il ripascimento di Cecina, mentre tra sogni rimasti nel cassetto il trasferimento a villa Maurogordato del Mascagni e la realizzazione di un villaggio scolastivo nella ex caserma a Porto Ferraio. (j.g.)
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