Spiagge cantiere aperto ma l’erosione è un rebus
Gli esperti dell’università di Firenze invitano a giudicare i lavori fra qualche anno Il capitano Barbini: «Meglio le opere rigide, inutile e costoso il ripascimento»
CECINA. Chi vincerà: il mare o le ruspe? Dalla fine dell’estate le spiagge di Marina sono un grande cantiere aperto: sono ripresi infatti a ritmo serrato i lavori di ripascimento. E in alcuni punti, come tra i bagni Il Settebello e i Rina l’arenile appare aumentato in modo consistente. Ma non più tardi di un mese fa le mareggiate si erano rimangiate gran parte dei risultati poche centinaia di metri più a nord, nella zona tra l’Aurora e la Caserma villa, e alle Gorette. Rinfocolando le polemiche estive sui disagi causati dai lavori per il porto.
Gli esperti da sempre sono divisi sull’efficacia delle opere di ripascimento. I tecnici dell’Università di Firenze che coordinano il progetto anti-erosione della Provincia parlano di un fenomeno temporaneo, a proposito delle ultime mareggiate, destinato a essere superato dagli interventi in corso. Così il professor Luigi Aminti, ingegnere civile e ambientale dell'Università di Firenze. Sulla sua stessa linea il geologo Enzo Pranzini, che invita a giudicare i risultati del progetto fra qualche anni.
Sulla questione interviene anche Carlo Barbini, capitano superiore di lungo corso che vive a Rosignano Solvay, per molti anni comandante di navi da carico e passeggeri. Barbini è già intervenuto sul nostro giornale a proposito della rimozione della Concordia e prima ancora sulla dispersione dei fusti tossici in mare davanti alla costa livornese.
Il capitano Barbini, sottolinea il grave e permanente danno procurato dall’erosione sulla costa cecinese, a causa anche di «inopportune edificazioni», e si dice fortemente scettico sulla tecnica del ripascimento, «che si è rivelato rappresentare solo un intervento tampone, tra l’altro particolarmente costoso». Secondo Barbini molto meglio passare alla realizzazione di opere antierosione «di tipo rigido e permanente».
Le soluzioni alternative al ripascimento «sono molteplici - dice - e già positivamente sperimentate per la loro capacità di arrestare efficacemente l’erosione, invertendone in taluni casi anche la tendenza. Le strutture antierosione, relative alla soluzione di qualsiasi problema di erosione-insabbiamento si basano su un dato di fatto incontrovertibile: la sabbia messa in movimento dai moti vorticosi provocati dalle onde si deposita non appena una struttura protettiva riduce l’azione delle onde».
Gli interventi di difesa di tipo rigido si differenziano in opere «con orientamento parallelo o sub-parallelo alla linea della battigia o disposte con asse ortogonale o sub-ortogonale alla battigia».
Alla prima categoria appartengono «le scogliere radenti e a cresta bassa di massi naturali o artificiali realizzate a una certa distanza dalla linea di riva senza interruzioni o a segmenti. Alla seconda i pennelli a forma di diga alti un paio di metri e lunghi una trentina, disposti perpendicolarmente alla riva, destinati ad arrestare la sabbia in movimento lungo la riva. Le difese rigide rappresentano un notevole contributo alla tutela dei lidi costieri, ed è indubbio che in generale in tutti i luoghi dove sono stati realizzati hanno risposto efficacemente producendo un ripascimento naturale delle spiagge con conseguente soddisfacente abbattimento del fenomeno erosivo».
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