Il dolore
Pd: la rinuncia di Angella «Ringrazio, ma non posso»
La scelta (sofferta) dell’avvocato è stata dettata da ragioni professionali Ora il partito, dopo aver perso la sua prima scelta, è in cerca di un candidato
LIVORNO. Poche ore prima che la direzione comunale si riunisse nella sede della Circoscrizione 1, il Partito Democratico ha dovuto incassare il no di Giuseppe Angella a cui era stata avanzata la proposta di candidatura a sindaco per le elezioni della prossima primavera.
La rinuncia del noto avvocato amministrativista era nell’aria , ma da ieri pomeriggio è diventata ufficiale e così il Pd livornese si è improvvisamente trovato senza la sua prima scelta in tema di candidature. Già, perchè il partito di maggioranza puntava molto su Angella ed è stato fatto il possibile perchè accettasse l’incarico: un suo sì, avrebbe infatti significato per il Pd la concreta possibilità di dare una svolta programmatica e anche di immagine. Ma i tentativi di convincerlo sono stati vani. Anche se per Angella non è stato facile dire no. «Ringrazio commosso coloro che mi hanno offerto la candidatura e tutte le persone che mi hanno chiamato per spingermi ad accettare. Però non posso dire di sì», queste le poche parole concesse ieri pomeriggio dall’avvocato Angella, un personaggio notoriamente riservato e abituato a far parlare i fatti .
Parole comunque pronunciate dopo che aveva già comunicato la sua decisione alla segreteria del partito livornese.
Una rinuncia che è maturata per ragioni essenzialmente professionali. Giuseppe Angella è infatti molto legato alla sua attività di avvocato, una professione che gli ha dato grandissime soddisfazione e dalla quale non si è distaccato neppure durante i 18 anni in cui è stato amministratore delegato de Il Tirreno. Esperto in diritto amministrativo, commerciale e fiscale, Giuseppe Angella ha rapporti molto stretti con gli enti locali compreso il Comune di Livorno, di cui cura diverse pratiche. Nel caso in cui, fosse stato eletto sindaco, Giuseppe Angella avrebbe dovuto interrompere la sua professione per evidenti motivi di incompatibilità e di conseguenza avrebbe dovuto “chiudere” lo studio legale che ha tirato su con una vita di lavoro. Una prospettiva impensabile per Angella, che infatti ha rinunciato.
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