Italia
Spari contro i lupi la polizia provinciale indaga sulle colline
Spari sulle colline. Non ai cinghiali o ai fagiani. Ma ai lupi. Così la polizia provinciale ha avviato una serie di accertamenti per trovare chi, negli ultimi giorni, ha alzato il fucile...
ROSIGNANO. Spari sulle colline. Non ai cinghiali o ai fagiani. Ma ai lupi. Così la polizia provinciale ha avviato una serie di accertamenti per trovare chi, negli ultimi giorni, ha alzato il fucile contro questi animali che sono protetti dalla legge. La conferma arriva dal comandante Maurizio Trusendi, che ha in messo in moto i suoi «dopo le segnalazioni che abbiamo ricevuto la settimana di Natale al Gabbro, Colle e Rosignano». «Ci stiamo occupando di tutelare questi animali protetti da possibile attività di bracconaggio», sottolinea. Per ora il caso non ha raggiunto la Procura, ma alcune segnalazioni sembrano essere dettagliate.
Per la legge sulla caccia chi abbatte un animale protetto rischia la denuncia penale, con l’arresto da due a otto mesi e l’ammenda da 750 a 2mila euro. Somma che raggiunge migliaia di euro (anche più di 20mila) con la disciplina Cites. Che le colline tra Rsoignano e Livorno siano storicamente zona di lupi è risaputo. La differenza rispetto al passato, spiega Trusendi, è che «ora questi animali vivono e cacciano stabilmente sulle nostre colline, mentre fino a quattro-cinque anni fa arrivavano a fine estate e se ne andavano in primavera». Come si spiega? «Il lupo, che negli anni Settanta sembrava sparito – riprende il comandante – è in una fase di ripresa demografica. Si sono incrementate le specie che preda: daini, mufloni, caprioli, anche i cinghiali, ma più raramente. Molti cacciatori pensano che ci siano meno cinghiali per colpa dei lupi, in realtà gli esemplari sono in calo da quando è stata vietata la pasturazione». Lo conferma anche Viviana Viviani, ex agente della polizia provinciale di Piombino e adesso in quella di Pisa ma soprattutto naturalista esperta di lupi: «Sulle colline tra Livorno e Rosignano - dice - c’è un branco che non supera i sei esemplari, che viene monitorato, come del resto ce n’è uno in Val di Cecina, dietro la macchia della Magona. Essendoci un branco stabile è chiaro che attaccano, soprattutto gli allevamenti che non sono protetti. Infatti le lamentele arrivano dagli allevatori». «A sentire in giro – chiosa Trusendi – sembra quasi che ce ne siano a centinaia: prima c'era la psicosi delle pantere, ora dei lupi. Noi li seguiamo da anni, abbiamo piazzato foto trappole dappertutto nei boschi: nelle colline livornesi, in 100 chilometri quadrati, c'è un branco con sei esemplari».
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