Attenzione
Annessi agricoli, variante nel mirino
Società ricorre al Tar contro le norme del Comune che limitano il recupero ad uso abitativo di strutture rurali
CASTAGNETO. Ancora problemi per la Variante di adeguamento normativo delle Nta (norme tecniche di attuazione) del regolamento urbanistico vigente nel comune di Castagneto. Il voto definitivo risale alla delibera di Consiglio comunale del 29 luglio scorso, a cui è seguita pubblicazione sul Burt del 25 settembre. A muovere ricorso al Tar infatti è la società “Castagneto Carducci srl” (tra i cui membri ci sono anche gli Antinori, come ci confermano all’ufficio tecnico), nella persona del legale rappresentante Monica Ieri che chiede l’annullamento totale o parziale della stessa Variante (nel dettaglio art. 31- 32 e 33, i maggiori oggetto di modifica ) e il risarcimento dei danni derivati dall’atto impugnato.
Le motivazioni espresse sono - in termini tecnici - “ la violazione del diritto (art. 55 Legge regionale 1/2005) di norme e principi degli atti di governo del territorio ed eccesso di potere per travisamento, illogicità, difetto di motivazione e carenza istruttoria”.
Cosa si contesta. Non va già alla proprietà l’impossibilità, decretata con l’atto amministrativo, di “recupero ad uso abitativo degli annessi ex-agricoli costruiti anche in epoca remota (art. 32 Nta)… che già non avessero una funzione abitativa, mentre non pongono limiti (art 33) alla facoltà di destinarli a qualsiasi funzione turistico-ricettiva”.
Una posizione inaccettabile per il ricorrente che detiene numerosi terreni e fabbricati nel territorio rurale del comune, oggetto o meno di programmi rivolti alla loro deruralizzazione, da tempo in disuso.
Violazioni denunciate. La società nutre diverse perplessità sulla questione. Il rischio sarebbe, a giudizio dei ricorrenti , quello di disincentivare il recupero di annessi in degrado da anni (quelli della sicietà che ha impugnato il provvedimento al Tar sono anteriori al 2005), avviando un’operazione di contro interesse verso la tutela del paesaggio e della sua rivalutazione.
«Si tratta di un disincentivo – argomentano nel ricorso – ad ogni opera di riqualificazione, una posizione irragionevole e contraria ad ogni corretto governo del “riuso” del patrimonio edilizio esistente. Pur sapendo che l’impatto residenziale a parità di carico urbanistico è meno pesante sul territorio rispetto ad un albergo o altro con necessità di visibilità, spazi collettivi etc…». Mentre - si sostiene - si lascia campo libero alla riuso degli stessi con finalità turistico-ricettive. «O si va in questa direzione – concludono – magari con la prospettiva di disseminare la campagna di strutture ricettive al di fuori di ogni ponderata analisi programmatica, o si lasciano manufatti fatiscenti che urtano con il decoro del contesto paesaggistico».
I precedenti. Già in precedenza lo stop era arrivato dalla Regione Toscana che chiedeva degli approfondimenti soprattutto in merito “al patrimonio edilizio esistente e del contesto paesaggistico di riferimento, con valutazioni sui possibili effetti paesaggistici e quindi la necessità di valutazione sulle modifiche proposte”.
E, come se non bastasse, la diffida inviata all’ufficio tecnico a firma dell’Ordine degli Architetti di Livorno, perché l’atto risultava a firma di un geometra, una procedura non corretta secondo termini di legge.
La Regione oggi. Nel frattempo è in fase di approvazione la proposta di legge regionale (n.3 del 30 settembre 2013) in riforma della legge regionale n. 1/2005 , che tra i punti chiave pone proprio il contrasto al consumo indiscriminato di suolo e alle nuove costruzioni residenziali in territorio rurale.
Però autorizza, allo stesso momento, al recupero degli edifici presenti in degrado e disuso con conseguente valorizzazione dell’esistente.
Consentendo “nuovi impegni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali solo qualora non sussistano alternative di riutilizzazione e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti”.
Ma l’ultima parola, si ribadisce, è sempre dettata dalle normative di pianificazione territoriale comunale che in questo caso sono fortemente limitanti per le richieste della proprietà.
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