La manifestazione
Nuovo anno, ecco i saldi e il pagamento elettronico
Dal 1º gennaio i negozianti saranno obbligati ad accettare carte e bancomat Il cliente potrà sempre chiedere l’uso del Pos per acquisti sopra i 30 euro
CECINA. Arrivano i saldi e i pagamenti elettronici: da gennaio scatta l’obbligo di accettare sempre carta di credito o bancomat per le transazioni sopra 30 euro. Quello che sta per arrivare sarà un inizio d’anno all’insegna degli affari (si spera) e della “tracciabilità”. Oltre ai tradizionali saldi invernali (al via il 4 gennaio), nel 2014 entrerà in vigore per professionisti e commercianti l’obbligo di dotarsi del Pos, il dispositivo che permette di effettuare pagamenti elettronici escludendo l'uso dei contanti. E la novità, visti i punti oscuri della norma e le spese connesse, non è accettata di buon grado da tutti.
Le aspettative. Se i saldi invernali riusciranno a risollevare l'umore dei commercianti, questo è ancora da scoprire, certo è che le premesse non sono buone. In ogni caso, la speranza è che le somme accumulate grazie ai regali di amici e parenti durante le vacanze natalizie possano portare a uno slancio da parte dei consumatori verso nuovi acquisti. «Sui saldi contano tutti i commercianti – spiega Attilio Camposano, presidente Confcommercio – Ormai sono diventati una vera e propria abitudine d'acquisto».
La novità. Dal 1° gennaio 2014 scatterà l'obbligo per commercianti e professionisti di disporre del cosiddetto Pos (Point of sale), il dispositivo elettronico che consente di accettare pagamenti tramite carte di credito, di debito e prepagate. Il Pos è dunque quel servizio bancario che permette a un esercente commerciale di incassare, direttamente sul proprio conto corrente, i pagamenti mediante moneta elettronica e che è reso possibile grazie ad un collegamento del terminale con il centro di elaborazione della banca che offre tale servizio. Il provvedimento rientra nel Decreto Sviluppo bis del 2012 varato dal governo Monti. Non mancano le polemiche. Disporre del Pos significa infatti sostenere spese aggiuntive, quali un canone mensile e tutte le percentuali sul costo dei vari capi acquistati che anzichè finire nelle tasche dei commercianti arriveranno dritte dritte alle banche associate. Scopo del provvedimento è quello di aumentare la tracciabilità per combattere l'evasione fiscale, ma mancando i decreti attuativi, i dubbi e le perplessità sono ancora molti.
Le incertezze. «Occorre fare chiarezza riguardo alla questione dei 30 euro, presunta soglia minima – dice Camposano – oltre la quale il cliente potrà rivendicare il diritto del pagamento elettronico». Da chiarire è anche il fatto che la novità potrebbe interessare in realtà solo le attività con fatturato annuo superiore ai 200mila euro. Anche Paolo Biasci, segretario della Confesercenti definisce il provvedimento una “cosa all'italiana” e incalza ancora tagliente: «Bisognava affrontare la questione dal vero punto di vista: i costi che la moneta elettronica comporta. Il governo avrebbe dovuto fare un ragionamento serio con le banche. Se i costi fossero stati contenuti, o meglio ancora azzerati, allora tale novità avrebbe avuto risvolti positivi sotto molti aspetti e il beneficio si sarebbe riversato su tutti».
Parola ai negozianti. Gran parte dei commercianti però si dimostra all'oscuro del provvedimento, forse proprio a causa della mancata chiarezza. Roberto Bartoli, presidente del Centro commerciale naturale, non appare particolarmente preoccupato: «Non credo che sia uno sconvolgimento totale. Oggi i contanti girano poco». Così, a pochi giorni dall’entrata in vigore del decreto, commercianti e professionisti si trovano a dover rispettare una legge di cui non conoscono neanche le modalità.
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