Sicurezza
Scarpellini: «Centro civico? Un’opportunità»
La segretaria del Pd sposa la filosofia dell’utile ripiego e difende la collocazione alla Piana degli Olivi
CASTAGNETO. Il centro civico e la filosofia dell’utile ripiego: «La struttura non può essere realizzata nel contesto urbano e al suo posto non poteva essere fatta una scuola». Dopo le polemiche in consiglio e le prese di posizione della destra e della consulta per l’ambiente, la segreteria del Pd e consigliera comunale di Castagneto Sandra Scarpellini, prende carta e penna per dire la sua sul centro civico. «La realizzazione del centro servizi nell'ambito della lottizzazione Piana degli olivi, votata pochi giorni fa in consiglio comunale a Castagneto, è a mio parere una grande opportunità. Arrivo a dire questo premettendo che il "grande progetto di centro civico" non mi ha mai appassionato eccessivamente anche in passato, individuandolo come obiettivo da perseguire per razionalizzare le spese per gli uffici comunali (eliminare pesanti canoni di affitto e utenze moltiplicate), ma non in quanto opera strategicamente così indispensabile, in un paese che non presenta drammatiche distanze da percorrere per il raggiungimento dei diversi uffici. Questo alcuni anni fa. Oggi poi, dopo che sono mutate molte condizioni: si è ridotta all'osso la capacità di spesa dei Comuni, sono moltiplicate le esigenze delle comunità ed è cambiata la percezione che la collettività stessa ha delle priorità davvero impellenti, rispetto ad esigenze divenute secondarie. Ciò suggerisce con chiarezza che il "grande centro civico" non sarebbe stato oggi proponibile».
La segretaria del Pd affronta la questione della collocazione. «È vero che le previsioni urbanistiche vigenti ipotizzavano l'immobile in altra zona, che dietro a quell'ipotesi c'era uno studio costato non poco e un'idea non casuale, potesse piacere o meno. Ma oggi, semplicemente, non sarebbe realizzabile. La buona politica è anche pragmatismo e capacità di fiutare e cogliere le occasioni che non preventivate si presentano. Alienare di questi tempi l'intero patrimonio comunale per dar corso a quella previsione sarebbe stato a mio avviso una responsabilità pesante rispetto al futuro della nostra Comunità e in ogni caso il patto di stabilità ci avrebbe impedito di fare alcunché. È giunto così l'"utile ripiego", l'opportunità di cogliere un risultato dalla collaborazione con un soggetto privato che ha presentato un progetto moderno, improntato a criteri di ecoefficienza».
C’è poi il nodo delle opere alternative: «Un'opera che nasce dallo scomputo di oneri di urbanizzazione, non è certo un regalo, ma per un controvalore che non avrebbe consentito mai e poi mai di realizzare altre opere di maggiore valenza – prosegue Scarpellini – Risulta quindi singolare sentire affermare che si dovesse chiedere al soggetto costruttore di costruire una scuola in un'altra zona; sarebbe davvero bello trovare benefattori che finanziano scuole dove noi vogliamo. Il costo di quell'opera in quel luogo è lontano anni luce dai milioni di euro necessari per la progettazione e realizzazione di un nuovo e moderno villaggio scolastico. Sposo in pieno il sogno di coloro che ambiscono a realizzare un centro scolastico di nuova concezione. Bene quindi aver mantenuto aree di proprietà pubblica in cui ambire a far nascere quelle opere; bene aver mantenuto immobili di proprietà da poter alienare a quello scopo, quando con l'auspicato allentamento del Patto di stabilità, i Comuni potranno di nuovo dare corpo alle proprie scelte politiche con un potere di spesa diverso dall'attuale».
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