Il Tirreno

Fatti di sangue... e di ricche risate

Il gruppo Poveri ma Ganzi al De Filippo per sostenere l’opera del Kiwanis per i bambini

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Lo spettacolo del gruppo Poveri ma Ganzi di comicità labronica "Fatti di sangue"è tornato al De Filippo sotto l'egida dell’associazione Kiwanis in una serata dedicata al recupero di risorse per la sua benefica attività volta ai bambini. È difatti intervenuto a inizio serata il presidente del locale Kiwanis, Benedetto Roventini, il quale ha ringraziato anche l'Artimbanco, la comunale scuola di teatro, cui fanno riferimento gli attori di Poveri ma Ganzi, per il contributo gratuito all'iniziativa della sua associazione, impegnata tra l'altro al recupero di uno spazio-verde presso la scuola elementare Collodi di Marina.

La pièce scritta e diretta da Mamo Gionti dopo le prime rappresentazioni ha raggiunto una particolare efficacia rappresentativa. Si gioca su due piani. Da un lato il conflitto tra Olinto, titolare della macelleria, dove si svolge tutta l'azione, di fede calcistica rosso-livornese con annessa fede politica comunista, e la moglie Adolfa, la cui sorella di nome Benita chiarisce di quale fede il padre a suo tempo aveva orientato le figlie. Dall'altro lato si sviluppa un'altra tensione: tra la tradizione del buon senso e le avventure sconsiderate di certa contemporaneità.

Dentro il negozio di Olinto convergono vari personaggi sia della famiglia che degli "amici", avventori e conoscenti, in una serie di scenette comiche a cui Gionti ha prestato gran parte delle battute tratte dall'ironia e del sarcasmo di marca labronica, senza scadere però negli eccessi della volgarità. Operazione difficile questa di muoversi sui forti sentori della comicità popolaresca cercando di non battere la via facile del pecoreccio. Operazione riuscita. Il Gangillo avrebbe approvato, ma anche Fontanelli, l'autore di "O porto traditore", non avrebbe disdegnato un tale spettacolo.

Difatti su piano più strettamente teatrale sulla scena si respira l'aria di un gruppo che tramite il lavoro sul palco che da tempo conduce in zona rivela l'affiatamento che ci vuole quando si vogliono determinare i così detti tempi comici. L'impressione è che siano tutti bravi. E difatti lo sono, non tanto per i talenti soggettivi, che pur sono evidenti, quanto per il raccordo solidale tra i singoli attori. (c.r.)

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