Il Tirreno

Torna la littorina, ora non fatela morire

di Andrea Rocchi
Torna la littorina, ora non fatela morire

Il governatore Enrico Rossi contestato dai comitati ambientalisti: «Fuori dalla Toscana». Lui: «Gergo da fascisti»

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CECINA. Correva dal Fitto alle Moie, 29 km più 729 metri quel 20 ottobre del 1863, quando la locomotiva a vapore per la prima volta solcò l'unico binario della tratta. Poco meno di 120 anni dopo, siamo nel 1980, l'allora ministro dei Trasporti Claudio Signorile la considerava già un ramo secco da tagliare. Prima, nel ’58 era stata cancellata la vecchia cremagliera che s'arrampicava per le balze fino a Volterra, sostituita dal bus della Sita. La Cecina-Saline sopravviverà a stento alla crisi del pendolarismo (dieci passeggeri in media in carrozza) e alla carenza del materiale rotabile, per chiudere definitivamente nel 2011. Ieri la ferrovia locale celebrata da Cassola è ritornata a vivere, tenuta a battesimo col viaggio a bordo del treno storico Aln 772. Riapertura fortemente voluta dalle comunità locali e foraggiata dalla Regione Toscana, rappresentata dal presidente Enrico Rossi e dall'assessore ai Trasporti Vincenzo Ceccarelli. Una giornata di festa, ma anche di vivaci polemiche e una durissima contestazione all’indirizzo del governatore.

«Fuori dalla Toscana», Rossi: «Gergo da fascisti». Che non sarà una mattinata tranquilla lo si capisce già alla stazione di Cecina dove, ad accogliere Rossi, c’è un presidio dei comitati Beni Comuni, Sos Volterra, Medicina Democratica, Carc, difesa della Val di Cecina, No Sat e una bandiera 5 Stelle. Striscioni e slogan: «Fuori Rossi dalla Toscana». Dicono no allo smantellamento della sanità pubblica, ai prelievi Solvay di acqua, alle trivelle per il sale, al mercurio e al cromo 6. «Quello di Rossi è uno spot elettorale», accusano, a proposito dei viaggi coi pendolari. «Raccontate puttanate», replica lui scocciato, affrontando alcuni esponenti della protesta. Quando poi il governatore viene avvicinato da uno dei contestatori che gli consegna il volantino, ha una reazione stizzita, e appallottola il ciclostilato. Poi sbotta: «Via dalla Toscana non me lo dice nessuno. Fuori, via, lo dicevano i fascisti. Fuori lo dissero i fascisti al mio babbo. Io sono stato eletto democraticamente e rivendico il diritto di viaggiare per la Toscana». La tensione si scioglierà alcuni minuti dopo, quando Rossi, Ceccarelli, i sindaci coi tricolori al collo, le autorità militari ed i rappresentanti di Rfi (tra cui il direttore regionale Carpellini) saliranno sul convoglio in partenza per Saline.

La Littorina e le stazioncine. Alle 10,30 in punto l’Aln 772, 74 posti a sedere, velocità massima 130 km orari, locomotiva del 1943 uscita dalle officine Om e condotta, per l’occasione, dal macchinista Paolo Dallai, si mette in moto preceduta dal suono del fischietto di Luana Vaccaro, capotreno, per l’occasione in divisa storica. Prima fermata, dopo 10 minuti di viaggio, Riparbella. E qui Renzo Fantini, sindaco, fa gli onori di casa. Ricorda di quando da pendolare prendeva il treno per andare a scuola. «Sapete - ricorda - tante mamme facevano la corsa lungo la strada di San Martino, per non perdere il convoglio o il bus là in fondo». Qui vive ancora la vecchia custode che da lunedì prossimo avrà di nuovo “l’amico treno”a farle compagnia almeno 8 volte al giorno.

La seconda fermata è Casino di Terra. Era uno snodo cruciale, un tempo, perché la Cecina-Saline qui incrociava la ferrovia per le cave di lignite di Monterufoli. Di quegli anni, all’interno della stazione, sono conservate suggestive immagini in bianco e nero. Accanto, lo scheletro dell’ex pastificio che Gruppelli vorrebbe recuperare, per ridare decenza e decoro ad un paesaggio mortificato da quella presenza ingombrante. Terza ed ultima stazione, Ponteginori dove ad accogliere la comitiva ci sono gli alunni delle scuole medie e la Filarmonica Puccini di Pomarance. La sosta è un po’ più lunga tant’è che qualche residente, in attesa al passaggio a livello, si spazientisce. Poi la locomitiva riparte per l’ultima fermata: Saline.

Frecciate Rossi-Buselli. A Saline riparte la contestazione. Fischi e slogan accompagnano Rossi e i sindaci fino alla sede dell’ex Dlf, dove si chiude la manifestazione. I contestatori rimagono fuori, qualcuno riesce ad entrare. Rossi è scocciato ed innervosito. Non risparmia una frecciata al sindaco di Volterra Buselli. Parla di “protesta che pare confezionata”. Il sindaco, che ritarda l’ingresso in sala perché si ferma a “ringraziare la banda” (dirà dopo) replica: «Qui non c’è niente di confezionato, ma la gente chiede servizi. Mi auguro che questo sia il treno per invertire il declino della Val di Cecina». In tarda serata il segretario del Pd volterrano Bettini parlerà di “brutta figura” fatta dalla città per colpa del sindaco e della giunta.

«Ora serve un progetto turistico». «90 miliardi per l’alta velocità già spesi, ci bastavano 700 milioni per sistemare le cose in Toscana», dice Rossi. Bene la riapertura della Cecina-Saline, ma ora serve un progetto turistico. Faccio appello alle Pro Loco, ai comuni, alle fondazioni». Concorda Stefano Maggi (Università di Siena)che sollecità la riconversione turistica delle piccole linee ferroviarie. Ed a proposito Rossi non esclude la possibiltà di intervenire anche sulla Vada-Collesalvetti.

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