Il Tirreno

Farmacisti contro Comune ricorso al Tar sulla vendita

di Anna Cecchini
Farmacisti contro Comune ricorso al Tar sulla vendita

Le 10 dipendenti e l’avvocato accusano: «Nessun obbligo di alienare le quote» Espressi dubbi sull’opportunità di aprire ai privati. Il nodo delle licenze

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CECINA. «Il Comune non deve essere certo una holding delle partecipate, ma un conto è partecipare ad attività di spettacolazione e un altro alla gestione di fondamentali servizi ai cittadini come possono essere le farmacie». Comincia così lo sfogo delle dieci dipendenti delle due farmacie comunali, una a Vallescaja e l'altra a Marina di Cecina, che l'amministrazione ha deciso di mettere in vendita dallo scorso ottobre. Sono nove farmaciste e una magazziniera, compatte nella loro contrarietà alla vendita e al bando.

Il ricorso al Tar. Le farmaciste hanno deciso di rivolgersi agli avvocati Alessandro Giusti e Simone Tinagli, che per loro conto hanno depositato un ricorso al Tar contro lo stesso bando per la vendita e che è andato deserto alla prima scadenza. Nel dettaglio, la prima offerta prevedeva un importo a base di gara di 2.670.000 pari al 95% delle quote della Afc srl (Azienda farmaceutica cecinese). A questi, secondo il bando iniziale, avrebbero dovuto eventualmente aggiungersi 140.526 euro per il restante 5% e 300mila euro per la cessione delle licenze. L'obbligo per il socio privato di acquisire il restante 5% delle licenze sarebbe stato esercitabile dal Comune entro un massimo di 5 anni dall'aggiudicazione definitiva. Dato che nessun privato si è presentato alla prima asta, l'amministrazione ha ribassato gli importi del 10% (ora la base è di 2.403.000 euro per il 95% che si intende cedere in concessione sessantennale oltre 126.473 euro per il restante 5% e a 270mila per le licenze).

Il silenzio sulla vicenda. Quello che più non accettano le farmaciste è il fatto che il Comune abbia "venduto" ai cittadini il fatto di essere obbligato ad alienare le sue azioni all'interno delle società partecipate come l'Afc. «La legge - precisa l'avvocato Tinagli - obbliga a dismettere le partecipazioni in società aventi per oggetto attività di produzione di beni e di servizi, ma la gestione di una farmacia comunale costituisce modalità di assunzione di un servizio locale, tendenzialmente di rilevanza economica, che è stata sottratta all'applicazione della disciplina di liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Diciamo che il Comune poteva vendere, ma non è vero che questa vendita gli era imposta dalla legge, tanto è vero che altri enti non lo hanno fatto". Un esempio fra tutti è il Comune di Rosignano, che non sta cedendo la partecipazione alla Crom).

Ovvio che la decisione dell'amministrazione cecinese ha molto amareggiato le farmaciste, che si dicono deluse dal silenzio intorno all'intera vicenda.

Il nodo della vendita a non farmacisti. Il ricorso entra poi nella specificità del bando di vendita preparato dal Comune. «Partiamo dalla vendita del 95% delle quote - spiega Tinagli - Solitamente i Comuni, se vendono, limitano l'accesso alla gara a farmacisti o società di farmacisti. Anche perché è la normativa a prevedere che le farmacie siano in mano a farmacisti. Invece nel bando non c'è nessuna limitazione». Ciò implica che le due farmacie potrebbero essere acquisite da un imprenditore qualunque, che magari non ha alcuna competenza specifica. "Un ulteriore profilo di irregolarità - prosegue il legale - si ravvisa nella "separazione" che potrebbe crearsi tra proprietà degli esercizi commerciali e titolarità delle licenze. Se il privato non farmacista dovesse comprare dopo anche la quota del 5%, avrebbe la proprietà esclusiva della società che gestisce le farmacie, ma non essendo farmacista non potrebbe avere la titolarità delle licenze, che resterebbero al Comune, gestite dal privato con contratto sessantennale". Evidente il contrasto che verrebbe a crearsi. «A tacere dell'opportunità di lasciare ad un privato, non farmacista, la gestione di ben due farmacie - spiega Tinagli - E' ovvio pensare che il gestore "spremerebbe" al massimo la gestione per massimizzare i ricavi, dato che poi verrebbe meno il rapporto di concessione».

Due farmacie ma un solo aggiudicatario. Un altro problema fatto presente nel ricorso dalle farmaciste è legato all'esistenza di due diverse farmacie, una a Marina e l'altra a Vallescaja, cui sono collegate due diverse licenze. "La legge prevede - prosegue Tinagli - che un farmacista possa essere intestatario di una sola licenza, solo le società di farmacisti possono conseguire la titolarità di più licenze contemporaneamente. Evidente quindi che il Comune avrebbe dovuto aprire il bando soltanto a società di farmacisti".

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